William Boyd, pensionato, accanto alla sua casa a East Belfast, la parte unionista della città, il 27 ottobre. "Dovrebbe rimanere così. Perché tirare giù questi muri?". (Cathal McNaughton, Reuters/Contrasto)

I muri di Belfast

19 dicembre 2012 13:01

Le peace lines sono una serie di barriere di separazione fatte di metallo, cemento o reticolati di filo spinato, dotate di cancelli sorvegliati dalla polizia che vengono chiusi di notte. La loro costruzione è cominciata nel 1969, dopo lo scoppio dei Troubles: i residenti di Short Strand, una parte cattolica di Belfast, per difendersi dagli attacchi dei lealisti alzarono dei muri che furono in seguito rinforzati e ai quali negli anni si sono aggiunti nuovi tratti di barriere. Oggi sono un’ottantina e hanno raggiunto i 21 chilometri di lunghezza, la maggior parte dei quali a Belfast.

Anche se negli anni sono diventati una sorta di attrazione turistica, questi muri testimoniano una tensione ancora esistente. Il 3 dicembre scorso, la decisione del consiglio comunale di Belfast di ammainare la bandiera britannica, e di esporla solo venti giorni all’anno, ha scatenato le manifestazioni della comunità protestante.

Il fotografo Cathal McNaughton ha chiesto ad alcuni residenti di Belfast, sia della parte unionista sia di quella repubblicana, se avrebbero voluto abbattere le barriere tra le due comunità.

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