Un israeliano prega nell’insediamento di Amona, il 18 dicembre 2016. (Baz Ratner, Reuters/Contrasto)

La vita nelle colonie israeliane

13 gennaio 2017 13:45

Il 15 gennaio a Parigi si svolgerà una nuova conferenza di pace su Israele e Palestina, ma i rappresentanti delle due parti in conflitto dal 1948 non saranno presenti. Inoltre, sempre più spesso, l’idea di una soluzione a due stati viene messa in discussione a causa dell’occupazione israeliana in Cisgiordania, che l’attuale governo di Benjamin Netanyahu continua a sostenere. Negli ultimi decenni Israele ha costruito 131 colonie ufficiali, dove vivono quasi 400mila persone. Questi insediamenti ospitano quartieri residenziali, scuole religiose, attività commerciali, importanti fabbriche. In Cisgiordania sono nati inoltre altri 97 avamposti costruiti senza l’approvazione del governo.

A novembre il governo israeliano ha promosso una legge che legalizza retroattivamente gli insediamenti. L’iniziativa, duramente criticata a livello internazionale ma anche in Israele, è al vaglio del parlamento. Originariamente la legge era stata proposta dall’estrema destra per aiutare le quaranta famiglie che vivono nell’avamposto di Amona, a nordest di Ramallah, che per ordine della corte suprema di Tel Aviv dev’essere sgomberato nelle prossime settimane.

Le colonie sono state edificate su terreni che, secondo il diritto internazionale, sono stati sottratti illegalmente ai palestinesi. L’ha ribadito una risoluzione di condanna degli insediamenti israeliani approvata dal consiglio di sicurezza dell’Onu lo scorso 23 dicembre. La risoluzione è passata grazie anche al fatto che gli Stati Uniti si sono astenuti per la prima volta dal porre il veto alla mozione.

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