Un bambino vicino al fiume Shiyang in secca, nei dintorni di Minqin, nella provincia cinese di Gansu, il 20 settembre 2013. (Carlos Barria, Reuters/Contrasto)

La Cina a secco

16 marzo 2017 13:27

Nella provincia di Gansu, nel nordovest della Cina, centinaia di corsi d’acqua si sono prosciugati. La regione si trova a ridosso della Mongolia Interna e molto vicina al Badain Jaran, il terzo deserto del paese. La siccità e la desertificazione sono in aumento e un censimento idrico ha mostrato che, dal 1990 a oggi, dei 28mila fiumi registrati nel database del governo ne sono rimasti meno di 23mila. La portata d’acqua si sta riducendo progressivamente anche nei bacini idrici più consistenti come il Hwang Ho (il fiume Giallo).

Le cause del progressivo prosciugamento dei corsi idrici sono molteplici. Pechino ha puntato il dito sui cambiamenti climatici e sull’innalzamento delle temperature, che può causare lo scioglimento precoce dei ghiacciai dell’Himalaya, causando prima delle inondazioni e poi delle gravi siccità, alterando la portata dei fiumi cinesi.

Altri fattori sono direttamente legati alle politiche industriali o urbanistiche e alla demografia del paese. I grandi progetti idrici hanno indirizzato l’acqua verso aziende agricole statali, grandi industrie e centrali idroelettriche. L’incanalamento delle acque ha privato molte zone, come la città di Minqin, vicina al fiume Shiyang, di un sufficiente apporto idrico. I cittadini di Minqin sostengono, infatti, che il prosciugamento del fiume non è dovuto all’innalzamento delle temperature ma alla costruzione di un bacino idrico a monte, utilizzato per portare acqua altrove.

Nella regione di Gansu, inoltre, è prevista la costruzione di nuove centrali idroelettriche, anche se questo rischia di ridurre il bacino idrico a valle con effetti disastrosi per l’ambiente e la popolazione.

Parallelamente, il governo centrale ha approvato l’investimento di 168 milioni di dollari in un progetto di cloud seeding per incrementare le piogge nel nordovest del paese. Questa pratica, letteralmente “inseminazione delle nuvole”, comporta però un intervento sulla composizione chimica delle nuvole, alterando quindi la qualità e la quantità delle precipitazioni.

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