L’Indo, Pakistan, 2007. (Luca Campigotto)

Appunti dal mondo

15 gennaio 2019 16:03

Disoriente è l’ultimo libro di Luca Campigotto, che in 115 fotografie e 23 racconti ricorda 35 anni di avventure, sogni e paesaggi.

Nato a Venezia nel 1962, Campigotto considera il viaggio un’esperienza necessaria per conoscere il mondo. Mentre frequenta il corso di laurea in storia moderna si interessa già di fotografia e pensa di scrivere una tesi sulla Farm security administration, un programma ideato dal governo degli Stati Uniti per combattere la povertà durante la grande depressione a cui partecipano tanti fotografi, tra cui Dorothea Lange e Walker Evans. Un giorno però, in biblioteca, si imbatte nelle memorie di due mercanti veneziani che nel cinquecento avevano visitato l’India e ne rimane affascinato. Si appassiona ai loro racconti e li trasforma in una tesi sulla letteratura di viaggio nell’epoca delle grandi scoperte geografiche.

Dalle prime foto di Venezia, in bianco e nero, Campigotto ha viaggiato dall’Europa alle Americhe, fino al Marocco, lo Yemen, l’Iran e la Cina. Il bianco e nero, come il cavalletto e il grande formato, è stato la sua unica scelta per circa vent’anni; dal 2006 lavora anche a colori e in digitale.

Campigotto ha una visione precisa e contemplativa, e in qualsiasi luogo si trovi – un paesaggio selvaggio o una grande metropoli – riesce a tirarne fuori tutto il potere evocativo, trasformandolo in uno scenario fantastico. “Sono un fotografo che cerca di scappare dalla realtà costruendosi una via di fuga” dice di sé, e aggiunge, “fotografo per me, per raccontarmi un’avventura”.

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