Palladium, New York, 1985. L’architetto è Arata Isozaki, il murale è di Keith Haring. (Timothy Hursley, Garvey/Simon gallery)

Notti sperimentali

03 luglio 2019 14:41

I locali notturni e le discoteche sono stati luoghi di sperimentazione per la cultura contemporanea, dove sono stati messi in discussione i codici della socialità e dove gli artisti, i designer e gli architetti hanno potuto esprimere il loro talento.

Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato ospita fino al 6 ottobre la mostra Night fever. Designing club culture 1960 – today, che esamina la storia del clubbing da diversi punti di vista. Partendo dai locali italiani degli anni sessanta progettati dagli architetti radicali, traccia un percorso cronologico che passa per lo Studio 54 di New York, Les Bains Douches di Parigi, l’Haçienda di Manchester fino al più recente Ministry of Sound II di Londra.

Le discoteche hanno rappresentato anche un punto di inizio e di incontro per gli artisti emergenti, come Keith Haring e Jean-Michel Basquiat, e sono stati luoghi alternativi per esplorare nuove tendenze nella musica e nella moda, come il new romantic negli anni ottanta.

Una sezione della mostra è dedicata alle copertine dei dischi, ai manifesti e alle illustrazioni che mettono in relazione il lavoro di grafici, fotografi e musicisti all’interno della storia della club culture. Per l’occasione, Konstantin Grcic e Matthias Singer hanno creato un’installazione che guida i visitatori in questo percorso.

Night fever. Designing club culture 1960 – today è una mostra itinerante prodotta dal Vitra design museum e dall’Adam – Brussels design museum.

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