All I had to do was to fly, 1986. (Miro Švolík)

I mondi surreali di Miro Švolík

07 novembre 2019 17:14

Miro Švolík (1960) è un fotografo slovacco che lavora da più di 35 anni sul rapporto tra gli esseri umani e lo spazio in cui si muovono.

“La fotografia di Miro Švolík è un sogno che si apre all’immaginario personale dell’osservatore, capace di regalare nuove mappe mentali. È una fotografia che ci afferra, chiamandoci ad attraversare un mondo altro, in grado di prendersi beffa delle certezze del reale, con fantasia, ironia, levità”, scrive il curatore Gabriele Agostini.

Alcune opere di Švolík sono esposte a Roma nell’ambito della decima edizione di CascinafarsettiArt 2019.

Tra queste, la serie One body one soul: immagini in bianco e nero, scattate dall’alto verso il basso. “Sono immagini che mentono, in cui la prospettiva e la gravità sono interrotte. Le persone possono volare, camminare sulle loro mani, un uomo può tenere altre trenta persone sulla sua testa”, spiega Švolík. Sono lavori che nascono dalla sua immaginazione e dai sogni fatti durante la sua infanzia, ma anche da fiabe del folclore slovacco.

Back to nature, un progetto realizzato tra il 1992 e il 1998, in cui ha fatto dei fotomontaggi usando dettagli di corpi umani, animali e paesaggi, così da esprimere l’unione con la natura: le rocce possono diventare la bocca di un uomo, la confluenza di due fiumi può trasformarsi in due gambe. E poi ci sono i ritratti di gruppo, una serie ancora in corso, cominciata nel 1991, dove Švolík fotografa persone, usando composizioni e idee che provengono dalle serie precedenti.

CascinafarsettiArt 2019 si svolgerà dall’8 al 10 novembre a Palazzo Velli expo, a Roma. L’evento nasce per dare spazio alla fotografia emergente, e quest’anno ospita autori come Olmo Amato, Eleonora Chiodo, Daniela Di Lullo, Gabriele Di Stefano, Elisabetta Ercadi, FrancoiseFasnibay ed Eva Kosloski.

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