22 aprile 2022 14:50

A un certo punto l’attenzione si è spostata verso l’interno. È successo con la pandemia da covid-19 e i lockdown che, dal marzo del 2020, hanno accelerato il moto centripeto delle relazioni interpersonali, circoscrivendole a una dimensione domestica.

Anche la fotografia ne ha risentito. Non che prima mancassero artisti concentrati sul descrivere delle proprie relazioni famigliari, ma ora la sensibilità verso queste tematiche è cresciuta. Che peso acquistano le “vite degli altri” e le relazioni che le compongono, quando il mondo si rimpicciolisce dentro le quattro mura di casa? Come cambiano queste dinamiche? Tra i limiti del voyeurismo e dell’esibizione, per gli spettatori è nata la necessità di confrontarsi. Per gli autori, invece, quella di raccontare.

Cosi è stato per il fotografo britannico Guy Bolongaro e il suo libro Gravity begins at home, pubblicato dalla casa editrice londinese Here Press alla fine del 2021. Per Bolongaro, la fotografia è stata quasi salvifica. Fino al 2014 infatti faceva l’assistente sociale e nel tempo libero cercava di girare brevi documentari: una combinazione complicata, che con il tempo lo ha portato all’esaurimento nervoso. Per uscirne ha spostato l’attenzione verso ciò che lo teneva ancorato a terra: la sua famiglia, composta dalla moglie e i due figli, cominciando a fotografarli quotidianamente. E durante il primo lockdown tutto ciò si è intensificato.

Gravity begins at home è il risultato di questo percorso ed è composto da quattro leporelli (libri creati da un’unica striscia di carta ripiegata su se stessa a fisarmonica) separati, ciascuno con aperture variabili in orizzontale e verticale, tutti raggruppati insieme (come, appunto, una famiglia) all’interno di un cofanetto rifinito con adesivi applicati da Bolongaro stesso e dai figli. È un libro dalla struttura fluida, disordinata. E disordinata è anche la natura delle immagini che compongono il lavoro: arti e volti di bambini a mezz’aria immortalati dalla luce tagliente del flash, gatti dallo sguardo insofferente, oggetti domestici che galleggiano come navicelle spaziali e si fondono ai corpi presenti nella scena.

Per chi ha una famiglia con bambini piccoli queste sono scene di caos ordinario. Ciò che è straordinario, invece, è il suo modo di vederle e raccontarle: un modo leggero, in cui i componenti della famiglia fluttuano liberamente nello spazio sfidando le regole della gravità. Ladies and gentlemen we are floating in space, cantavano gli Spiritualized. Anche se la vera canzone di riferimento di questo libro, dalla quale prende anche il titolo, è Gravity begins at home del musicista scozzese Ivor Cutler, che nel testo sostiene che la teoria della gravità contiene solo “un sacco di sciocchezze”. Le fotografie di Bolongaro sembrano confermalo: quando si tratta di famiglia, tutto è per aria.

(Veronica Daltri)