16 settembre 2022 16:09

Max Vadukul è un fotografo di origini indiane nato a Nairobi, in Kenya, nel 1961. Dopo i disordini scoppiati per l’indipendenza del paese dall’impero britannico, la sua famiglia si trasferisce in un quartiere popolare nella zona nord di Londra.

Suo padre lavora per la Zeiss, l’azienda tedesca produttrice di attrezzature ottiche, e così fin da bambino si trova con una macchina fotografica in mano, che gli mostra la strada da percorrere. A 22 anni viene scoperto dallo stilista giapponese Yohji Yamamoto e lavora per le sue campagne pubblicitarie. Da allora si è affermato come ritrattista, collaborando con Vogue, il New Yorker, Esquire e Rolling Stone.

Ma una delle sue passioni è sempre rimasta il reportage artistico, dove accosta l’interesse per temi sociali e culturali a una ricerca tecnica e formale. In questo genere il suo ultimo progetto è The witness, con cui osserva e racconta gli effetti devastanti dell’inquinamento in India. Nelle scene realizzate nelle grandi metropoli visitate tra il 2018 e il 2020, il fotografo inserisce una grande sfera metallica riflettente che fluttua sulle discariche, il traffico, i fiumi tossici. È un elemento ipnotico e straniante, un intruso che, appunto, riflette e mostra quello che gli esseri umani hanno inflitto alla Terra.

“La realtà è davanti alla sfera, dietro, sopra e sotto di essa, è un globo simile al nostro pianeta. L’ho creato perché intendo raccontare la verità con la forza dell’immagine stessa, senza manipolazioni. Vorrei mostrare i luoghi più belli che stiamo perdendo per mancanza di consapevolezza e di attenzione, le aree che stanno già subendo i reali e potenti effetti della crisi climatica”. Con il suo stile, Vadukul cerca di porre davanti all’allarmismo l’idea di una bellezza, preziosa, che stiamo rischiando di perdere.

The witness è in mostra alla Fondazione Sozzani di Milano dal 18 settembre all’8 gennaio. L’evento si svolge all’interno di Photofestival, una rassegna che comprende 153 mostre sparse dal centro all’hinterland della città, ma anche nel resto della Lombardia, a Bologna e Venezia.