16 aprile 2020 11:30

I test sierologici non sono ancora abbastanza affidabili

Si parla molto in questi giorni dei test sierologici che dovrebbero permettere di individuare le persone guarite e diventate immuni al nuovo coronavirus. Ma ci sono ancora molte incertezze riguardo all’affidabilità dei test e alla possibile immunità. L’Associazione italiana di epidemiologia (Aie), in un documento del 10 aprile indirizzato alle autorità sanitarie italiane, ha dichiarato che gli attuali test per rilevare gli anticorpi non danno certezze “a fini diagnostici individuali o per ‘certificati d’immunità’, dato che non c’è consenso circa il tipo di anticorpi che vengono identificati”.

Sapere quali e quante persone sono state davvero contagiate dal virus, visto che una buona percentuale può essere asintomatica, è indispensabile per avere un quadro più chiaro della situazione. Ma viste le incertezze sui test sierologici, l’Aie auspica prima un’indagine pilota per valutare la sensibilità e la specificità dei test.

Gli attuali esami sierologici possono dare falsi negativi (gli anticorpi non sono rilevati, ma in realtà sono presenti) e falsi positivi (gli anticorpi non ci sono, ma sono rilevati). Alcuni potrebbero non essere abbastanza specifici per il Sars-cov-2 e rilevare risposte immunitarie a infezioni di altri coronavirus, come quelli del raffreddore comune.

Infine, ancora non è certo che una passata infezione conferisca un’immunità né, se la conferisce, per quanto tempo. Alcuni pazienti, per esempio, potrebbero non sviluppare la quantità di anticorpi necessaria per acquisirla.

I centri sudcoreani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Kcdc) hanno segnalato più di cento casi di persone dichiarate guarite (di solito dopo due test a distanza di 24 ore) e poi risultate di nuovo positive al tampone per il Sars-cov-2. Tuttavia è possibile, dicono i Kcdc, che potrebbe non trattarsi di reinfezioni, ma della riattivazione del virus, rimasto latente in alcune cellule del corpo. Un’altra spiegazione è la qualità dei test: esami non particolarmente sensibili potrebbero non rilevare la presenza del virus dando dei falsi negativi. Inoltre non è detto che la positività al test di una persona guarita implichi che la quantità di virus presente sia sufficiente a far sviluppare nuovamente la malattia.