Il piano di pace per il Medio Oriente presentato dal presidente statunitense Donald Trump è l’ennesimo regalo al premier conservatore israeliano Benjamin Netanyahu. Trump ha promesso di riconoscere la sovranità israeliana sulla valle del Giordano e su tutti gli insediamenti costruiti in Cisgiordania, una svolta radicale rispetto a mezzo secolo di politica statunitense.
Netanyahu si è impegnato ad “applicare la legge israeliana su tutte le aree riconosciute dal piano” e ha definito Trump “il più grande amico che Israele abbia mai avuto alla Casa Bianca”. È probabile che Trump sbandiererà questo complimento ai quattro venti, sperando che possa aiutarlo a farsi rieleggere a novembre. Netanyahu si presenterà alle elezioni di marzo come il leader che ha ottenuto da Washington concessioni inimmaginabili. Entrambi sperano di distogliere l’attenzione dagli scandali che li riguardano: l’impeachment di Trump e il processo per corruzione a Netanyahu.
Approvando l’annessione degli insediamenti, Washington assesta un colpo devastante alla prospettiva di una soluzione a due stati tra israeliani e palestinesi. Chi è favorevole a questa soluzione deve sperare che il piano sia dimenticato presto. Altrimenti potrebbe fissare una serie di precedenti che renderebbero impossibile la pace e di cui i futuri governi di Israele e Stati Uniti difficilmente potrebbero liberarsi. In base al piano, allo “stato” palestinese mancherebbero molti aspetti convenzionali della sovranità, tra cui il controllo delle frontiere, dello spazio aereo, delle acque territoriali e dei rapporti internazionali. Israele manterrebbe una “responsabilità prioritaria sulla sicurezza” nella regione, incluso il diritto di inviare i suoi soldati in territorio palestinese. Decine di migliaia di israeliani continuerebbero a vivere negli insediamenti all’interno del nuovo stato arabo e sarebbero governati da Israele. Lo stato ebraico otterrebbe la piena sovranità su Gerusalemme, escluse alcune aree che già oggi si trovano all’esterno della barriera di sicurezza.
Per ottenere questa indipendenza limitata, i palestinesi dovrebbero rispettare una lunga lista di condizioni, tra cui la creazione di istituzioni di tipo occidentale, il disarmo di Hamas e il riconoscimento di Israele come stato ebraico. Anche se le attuali autorità palestinesi accettassero la proposta, non c’è alcuna possibilità che i criteri siano rispettati in un futuro prossimo. “Potrebbe volerci molto tempo per avviare il processo”, ha sottolineato Netanyahu. L’annessione degli insediamenti invece potrebbe cominciare in pochi giorni.
Di sicuro i palestinesi cercheranno l’appoggio dei paesi arabi ed europei contro il piano. Inoltre, se Israele procederà alle annessioni, i suoi rapporti diplomatici con la Giordania e gli altri stati arabi potrebbero essere messi a rischio.
Ma niente di tutto ciò interessa a Trump e a Netanyahu, preoccupati esclusivamente della loro sopravvivenza politica a breve termine. La pace in Medio Oriente era già una prospettiva lontana, ma questi leader cinici ed egoisti hanno peggiorato le cose. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1343 di Internazionale, a pagina 15. Compra questo numero | Abbonati