◆ L’arcipelago delle Bahamas è formato dalle parti emerse di un insieme di piattaforme carbonatiche. La prima immagine, scattata dal satellite Terra della Nasa, mostra la più grande di queste piattaforme, la Great Bahama bank, che circonda l’isola di Andros. La seconda immagine, scattata dal satellite Landsat 8 della Nasa, mostra un tratto della piattaforma nel dettaglio. Le varie tonalità di verde e di blu dipendono dalla presenza di dune di sabbia e distese di piante acquatiche a varie profondità.

La piattaforma è stata modellata nel corso dei millenni dai processi geologici e dall’azione delle creature marine. È infatti formata da sabbia bianca e da calcare di origine organica, derivante principalmente da scheletri di coralli. In passato, ai tempi delle ultime ere glaciali, la piattaforma emergeva interamente dall’acqua, ma in seguito è stata sommersa dall’aumento del livello dei mari. Oggi in alcuni tratti la piattaforma è profonda appena due metri.

4 aprile 2020

La Great Bahama bank costeggia una fossa oceanica nota come “lingua dell’oceano”. Questa, larga 32 chilometri e lunga 240, è profonda in alcuni punti quasi duemila metri. A ovest della lingua dell’oceano c’è l’isola di Andros, la più grande dell’arcipelago.

15 febbraio 2020 (earthobservatory/nasa)

Le Bahamas sono costituite da circa settecento isole e isolette, alcune delle quali disabitate. Il paese ha quasi quattrocentomila abitanti e la capitale, Nassau, si trova sull’isola di New Providence. Le Bahamas furono scoperte da Cristoforo Colombo nel 1492, durante il suo primo viaggio nelle Americhe. Furono quindi unite alla corona spagnola, ma nel seicento passarono sotto il controllo britannico. L’arcipelago ottenne poi l’indipendenza nel 1973.–Nasa

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Questo articolo è uscito sul numero 1359 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati