Anna North (Ulf Andersen, Getty Images)

Fuorilegge rimescola il western con una combinazione provocatoria di storia controfattuale e coscienza femminista. Il risultato è un racconto avvincente, familiare in modo inquietante ma completamente trasformato. La storia si apre nell’America di fine ottocento, anche se non è proprio il vecchio west che conosciamo. In questa versione del passato, la grande influenza del 1830 ha ucciso il novanta per cento della popolazione degli Stati Uniti, affossando la rivoluzione industriale e il governo federale. Una nazione decimata non era in vena di guerra civile; i pochi neri sopravvissuti alla peste sono sfuggiti alla schiavitù da soli. E ora, circa sessant’anni dopo, i superstiti vivono in una società cristiana patriarcale in cui tutto ruota intorno alla fertilità. Potrebbe sembrare Il racconto dell’ancella con i cavalli al posto delle cuffiette, ma Anna North gioca secondo regole tutte sue. In Fuorilegge i matrimoni sono celebrati per la loro fecondità, e le madri di molti bambini hanno un notevole potere sociale. Con la scienza medica bloccata nelle sue prime fasi, però le mogli portano anche tutta la colpa dell’infertilità. Se l’opinione pubblica oscilla tra biologia e magia, gli aborti spontanei sono ampiamente ritenuti opera delle streghe. E come nella vecchia Salem, la paura fa cadere punizioni infernali sulle donne sterili o anticonformiste. La protagonista è Ada, la coraggiosa figlia di una divorziata che lavora come ostetrica. A diciassette anni, si sente fortunata a essere sposata con un bel giovane che la adora. Man mano che i mesi passano e lei non rimane incinta, però, la sua situazione diventa sempre più precaria e poi pericolosa. Quando la tragedia colpisce la sua città, Ada decide di scappare via prima che le famiglie in lutto comincino a costruire forche e a cercare un capro espiatorio. Anche in fuga, Ada si dedica a sfatare le spiegazioni religiose dell’infertilità e impara i segreti proibiti della medicina ginecologica. Nella prosa galoppante di North, è un’avventura fantasticamente cinematografica che ribalta la politica sessuale del vecchio west. Ma se questa è una storia leggendaria, è una leggenda con un finale singolare e soddisfacente.

Ron Charles, The Washington Post

Questo articolo è uscito sul numero 1428 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati