◆ Un tempo fonte di grande abbondanza per gli abitanti del Venezuela, grazie alla presenza di pesci e combustibili fossili, oggi il lago Maracaibo è minacciato dalle perdite di petrolio e dalle fioriture di alghe. Con una superficie di 13mila chilometri quadrati, il lago è uno dei bacini più antichi del mondo. Migliaia di anni fa era un lago d’acqua dolce, ma oggi è collegato al golfo del Venezuela e al mar dei Caraibi da uno stretto, che alla metà del novecento fu ampliato per permettere il passaggio delle navi. Nella parte nord prevalgono le acque salmastre, nella parte sud quelle dolci provenienti dai fiumi della zona.

Nelle due immagini satellitari, acquisite nel settembre 2021, il lago è caratterizzato da varie tonalità di verde, marrone e grigio, dovute alla presenza di alghe, sedimenti fluviali e petrolio. La foto in alto, scattata dal satellite Aqua della Nasa, mostra il lago, lo stretto e una parte della costa nordoccidentale del Venezuela. Quella in basso, scattata da un satellite della missione Sentinel-2 dell’Agenzia spaziale europea (Esa), offre un dettaglio della fioritura di alghe nella parte meridionale del lago.

I fondali del lago Maracaibo ospitano uno dei più grandi giacimenti di petrolio e gas del mondo. Migliaia di pozzi sono stati scavati a partire dall’inizio del novecento, prima da aziende straniere e poi da quella statale Pdvsa. Oggi però l’industria petrolifera, che in passato ha fatto la fortuna di Maracaibo, mette in pericolo la fauna selvatica, la qualità dell’acqua e la salute umana. Le infrastrutture sono infatti obsolete: tra il 2010 e il 2016 ci sono state decine di migliaia di perdite di petrolio, che spesso si riversa sulle rive.–Michael Carlowicz (Nasa)

Questo articolo è uscito sul numero 1431 di Internazionale, a pagina 107. Compra questo numero | Abbonati