All’inizio di ottobre Dorian Abbott, geofisico dell’università di Chicago, avrebbe dovuto tenere una lezione sul cambiamento climatico al Massachusetts institute of technology (Mit). Ma appena si è diffusa la notizia del suo intervento, sui social network è partita una campagna per impedirlo. L’iniziativa si deve al fatto che tempo fa Abbott ha scritto un articolo su News­week in cui criticava la discriminazione positiva, cioè il fatto di favorire alcuni candidati nelle ammissioni o nelle assunzioni sulla base della loro appartenenza etnica (queste norme furono introdotte negli anni sessanta per combattere le discriminazioni contro gli afroamericani). Secondo Abbott andrebbe cancellata in favore di un sistema basato sul merito. Alla fine l’Mit ha cancellato la lezione. Secondo Yascha Mounk, docente all’università Johns Hopkins, questa vicenda dimostra quanto la cultura illiberale sia ormai diffusa nelle università. “Il caso di Abbott è grave perché le dichiarazioni che hanno scatenato la polemica sono completamente slegate dal tema su cui era stato invitato a parlare”. Inoltre non sono così estreme: secondo un sondaggio del Pew research center, il 74 per cento degli statunitensi crede che le aziende e le organizzazioni dovrebbero “tenere conto solo dei requisiti professionali” per decidere chi assumere.

Questo articolo è uscito sul numero 1432 di Internazionale, a pagina 34. Compra questo numero | Abbonati