Alla fine gli Zephyr Bones hanno scelto il sole della Spagna. Nel 2012 i due fondatori della band, Brian Silva e Jossip Tkalcic, hanno lasciato la loro città natale di Viña del Mar, in Cile, per trasferirsi a Barcellona in cerca di fama. “Sentivamo che lì c’erano più opportunità per realizzare il nostro sogno, quello di girare il mondo e suonare a festival come il Primavera Sound”, dice Tkalcic, cantante e chitarrista della band. Con ondate di psichedelia che incontrano il dream pop, gli Zephyr Bones amano le atmosfere da spiaggia. “Il nostro immaginario è sempre quello della California. Ci è sempre piaciuta la musica surf”, aggiunge Tkalcic. Il loro secondo album, Neon body, esplora l’evoluzione di un gruppo che ha subìto una serie di cambiamenti di formazione. Gli Zephyr Bones continuano a sfornare melodie allegre e solari, ma nei testi affrontano temi più cupi e maturi. Il quartetto voleva perfezionare il suo suono imitando l’ambiente che li circonda. “Il nuovo album è un po’ meno da spiaggia e un po’ più da città. Barcellona è molto soleggiata, ma ha anche un lato oscuro e un po’ più pericoloso”, dichiara il bassista Carlos Ramos. Neon body era pronto dall’ottobre del 2019, ma ha dovuto aspettare fino a oggi a causa della pandemia. “Le canzoni che saranno ascoltate per la prima volta dalle persone, per noi sono già vecchie di un paio d’anni. È stato difficile, ma pubblicare questo disco per noi è una liberazione”, aggiunge Ramos.

Jeanette Diaz, Remezcla

The Zephyr Bones (Alexis Gómez)

Questo articolo è uscito sul numero 1433 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati