Ascoltando l’agghiacciante “pantomima grottesca” di Bartók nella sua versione integrale in un’esecuzione di questo livello, ci si chiede perché ci sia chi preferisce ancora presentarne solo la suite da concerto. Certo, c’è una piccola questione organizzativa ed economica da risolvere: serve un coro. Ma l’apoteosi del pezzo e la sua musica più straordinaria arrivano proprio con il coro finale, vietatissimo ai minori di 18 anni. Thomas Dausgaard e la sua orchestra s’immergono con entusiasmo nei suoi colori sconvenienti con glissandi di trombone e il suo esotismo tutto scale pentatoniche. C’è qualcosa d’ironico nel fatto che la musica più formale dell’opera, una fuga, sia usata in un contesto così violento. Questo disco è il secondo della serie dedicata a Bartók da Dausgaard, che controlla il fuoco celtico della formazione scozzese con risultati strepitosi. Ne vogliamo ancora.

Edward Seckerson, Gramophone

Questo articolo è uscito sul numero 1435 di Internazionale, a pagina 98. Compra questo numero | Abbonati