◆ A metà settembre la vegetazione intorno a capo Navarin, nell’estremo oriente russo, era già passata dal verde al marrone, e la prima neve era visibile alle quote più elevate. Alla fine di ottobre tutta l’area era ricoperta di neve. Nello stesso periodo le temperature più fresche e le giornate più brevi hanno cominciato a trasformare l’oceano, facendo comparire le prime strisce di ghiaccio vicino alla costa.

Quest’immagine (in basso un ingrandimento), scattata dal satellite Landsat 8 della Nasa il 2 novembre, mostra alcuni vortici di ghiaccio al largo di capo Navarin, che si trova all’estremo meridionale del golfo dell’Anadyr, nel mare di Bering. Secondo Kay Ohshima, scienziato dell’università di Hokkaido, in Giappone, il ghiaccio marino si sta formando nei tempi giusti. Di solito comincia a spuntare nelle acque poco profonde del golfo dell’Anadyr alla metà di ottobre, ma poi la crescita è piuttosto variabile: a volte si espande fino a febbraio (negli anni caldi), altre fino ad aprile (in quelli freddi). Comunque sia, il ghiaccio scompare completamente entro la metà di giugno.

Secondo alcuni ricercatori, il ghiaccio nel mare di Bering potrebbe scomparire entro il 2100 a causa della crisi climatica. Quest’anno ha cominciato a formarsi a ottobre. (earthobservatory/NASA)

Il mare di Bering si estende per due milioni di chilometri quadrati all’estremità nord dell’oceano Pacifico, ed è collegato al mar glaciale Artico dallo stretto di Bering. Il ghiaccio marino ha un ruolo importante nell’ecosistema locale, contribuendo al benessere di uccelli e mammiferi marini. Inoltre, limita gli effetti delle tempeste e delle inondazioni sulle comunità costiere.

Negli ultimi anni il ghiaccio nel mare di Bering si è ridotto a causa del riscaldamento globale. Secondo alcuni ricercatori, potrebbe scomparire del tutto entro il 2100.–Kathryn Hansen (Nasa)

Questo articolo è uscito sul numero 1438 di Internazionale, a pagina 113. Compra questo numero | Abbonati