L’esperienza individuale del tempo è il leitmotiv di questa raccolta di racconti di Daina Opolskaitė. La scrittrice lituana guarda all’esperienza personale del tempo, alla sua totalità, e collega i personaggi come punti in una linea attraverso la quale l’universalità dell’esperienza diventa evidente. Quindici anni: questo è l’arco di tempo su cui sono distribuiti i racconti. Non ci sono riferimenti temporali precisi, quindi possiamo solo intuire il tempo esterno nella misura in cui s’interseca con il tempo interiore dei personaggi. La relazione tra i due piani temporali corrisponde alla relazione tra il mondo vissuto e la realtà esteriore. L’obiettivo di tutti è, ovviamente, quello di far coincidere queste due dimensioni. Nella loro ricerca di un posto per affermarsi nella realtà, i personaggi di questi racconti cercano di rinascere, di ritrovare la vitalità che hanno perso in passato. La restrizione dello spazio, il confinamento del movimento, il vincolo delle forze vitali, tutto questo è espresso nei motivi delle sbarre, dei cancelli, delle catene, del freddo. È come se i personaggi guardassero il mondo attraverso una grata, limitando la loro prospettiva. Il libro alterna la narrazione in prima e in terza persona, ma anche nella narrazione in prima persona c’è uno sguardo esterno, uno sguardo da osservatore. Come una struttura precaria che ondeggia nel vento, la raccolta di Daina Opolskaitė è composta dalle forme più impalpabili del tempo.

Gabrielė Makarevičiūtė,
15 minučių

Questo articolo è uscito sul numero 1439 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati