Khadija Abdalla Bajaber (dr)

Il sorprendente esordio narrativo di Khadija Abdalla Bajaber racconta la storia di Aisha, una ragazza hadrami di Mombasa, Kenya, il cui padre pescatore è scomparso. Aisha decide di trovarlo prima che siano passati cinque giorni, dopo i quali sarà dichiarato morto. La ragazza è convinta che sia ancora vivo e con l’aiuto di un gatto parlante salpa su una barca magica fatta di ossa, combattendo una serie di mostri marini lungo il tragitto. Aisha è tutto ciò che il lettore desidera in un’eroina: astuta e testarda, ma anche esposta agli errori. “Sei maldestra”, le dice il gatto, “ma hai qualcosa: una poesia, un sentimento assurdo che soffre nell’essere tradotto”. Non augurerebbe l’anima di un poeta a nessuno, però: “Si affliggono per la grazia, distruggono il loro cuore con le loro stesse mani”. Ogni frase di questo romanzo potrebbe essere un verso. Dentro ci sono le storie, piene di verità e saggezza, che onorano la ricca tradizione orale degli hadrami. “Meglio essere ciechi che essere sordi o muti”, dice una creatura marina, raccontando ad Aisha la lunga e commovente storia di come ha conosciuto il pescatore. “Una bocca ha bisogno di pronunciare preghiere e di parlare, l’orecchio di accogliere la conversazione. Deve farlo, deve farlo, o la mente, lo spirito, muore”. Bajaber è una narratrice nata, che trascina il lettore attraverso l’epica ricerca di Aisha per conoscere il destino di suo padre. Punteggia il pathos con un sapiente umorismo, come quando Aisha, davanti al temibile mostro Baba wa Papa (Padre dello squalo), si spaccia per collezionista di storie. “Quale narratore seguirebbe mai un pescatore?”, la sfida il mostro. “Uno innamorato della sua storia”, risponde Aisha mentendo. “Lui è un personaggio della storia. Devo trovarlo per sapere come va a finire”. Dimora di ruggine parla del potere del mare, ma anche del potere della famiglia e delle favole. È un racconto di formazione su una ragazza che cerca sia il padre sia un posto nel mondo. Stanca di soffrire, a un certo punto Aisha perde la determinazione. Ma il gatto, la sua fedele bussola, la spinge ad andare avanti. Se vuoi che una storia finisca, le dice, “devi andarle incontro”. E così il lettore.
Lucie Britsch,
The New York Times

Questo articolo è uscito sul numero 1445 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati