Negli ultimi anni hanno registrato un forte aumento gli investimenti realizzati secondo criteri ambientali, sociali e di buona gestione aziendale (esg). Il fenomeno, unito al discredito di cui è ormai oggetto il settore energetico, “sta producendo un effetto collaterale inatteso”, scrive l’Economist. “Le attività dannose per l’ambiente si stanno trasferendo nell’ombra. Grandi aziende energetiche quotate in borsa e i gruppi minerari hanno cominciato a vendere le loro attività più inquinanti per soddisfare le richieste degli investitori esg e ridurre le emissioni. Ma in realtà i pozzi di petrolio e le miniere non chiudono”. Sono comprati da aziende non quotate e da fondi d’investimento che hanno fonti di finanziamento diverse dalla borsa e dalle banche tradizionali, quindi riescono “a stare lontani dai riflettori”. Negli ultimi due anni, per esempio, i fondi di private equity (che investono nel capitale di aziende non quotate) hanno comprato attività legate alla fonti fossili per un valore di circa sessanta miliardi di dollari. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1448 di Internazionale, a pagina 103. Compra questo numero | Abbonati