“Guerra in Ucraina significa fame in Africa”, ha avvertito la direttrice del Fondo monetario internazionale, Kristalina Georgieva. La dipendenza delle fragili economie africane dal mercato mondiale delle materie prime tiene il continente per la gola. Gli effetti del conflitto si stanno già facendo sentire fino in Sierra Leone e in Ghana, dove il prezzo del carburante è più che raddoppiato nel giro di poche settimane.

Ma il rincaro del petrolio è solo l’inizio. L’Ucraina e la Russia insieme producono quasi un quarto del grano mondiale, sfamando miliardi di persone. Rappresentano quasi il 90 per cento delle importazioni del Kenya, e lo stesso vale per il Sudan, il Ruanda, l’Etiopia e la Somalia, già colpiti da una grave siccità. Il vero test arriverà fra quattro mesi, quando comincerà il prossimo raccolto del grano. È impensabile che l’Ucraina sia in grado di soddisfare anche solo una parte della domanda. L’aumento della fame e dell’instabilità politica è inevitabile. In Egitto, che è stato teatro di varie rivolte per il pane negli ultimi anni, le riserve di cereali e la produzione nazionale basteranno solo fino a novembre.

La guerra sta anche aggravando la volatilità dei mercati, favorendo il rialzo dei tassi d’interesse che, a sua volta, costringerebbe i governi africani a spendere di più per ripagare i loro debiti e a ridurre la spesa per l’assistenza sanitaria e l’istruzione. Inoltre la fuga di milioni di persone sta mettendo un’enorme pressione sugli aiuti internazionali, che erano già in calo, e distoglie l’attenzione dai grandi conflitti “dimenticati”, che hanno ancora un disperato bisogno di assistenza. In Yemen il direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale, David Beasley, ha avvertito: “Siamo costretti a togliere da mangiare a chi ha fame per nutrire chi di fame sta morendo”. Il conflitto in Ucraina è già una guerra mondiale. ◆ ff

Questo articolo è uscito sul numero 1453 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati