Molti studi, pubblicati su riviste prestigiose, si basano sulle immagini del cervello ottenute con la tecnica della risonanza magnetica funzionale (fmri). Attraverso l’interpretazione delle immagini i ricercatori collegano l’attività di alcune aree cerebrali all’esecuzione di compiti o ad aspetti del comportamento delle persone. Una nuova ricerca mostra che nella grande maggioranza dei casi questi studi si basano su un numero di volontari insufficiente, e i risultati non sono quindi affidabili. I collegamenti trovati potrebbero essere in realtà fluttuazioni dell’attività cerebrale del tutto casuali o di scarsa rilevanza. Il problema è la variabilità individuale, che non permette di generalizzare risultati ottenuti con poche decine di partecipanti. Per risolvere il problema si potrebbe adottare il modello degli studi di genetica umana, che si basano sui dati di migliaia di persone. In questo modo si potrebbero dimostrare legami reali tra attività cerebrale e comportamento delle persone. Tuttavia, non si può escludere che alcuni studi ristretti abbiano dato risultati accurati. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1453 di Internazionale, a pagina 97. Compra questo numero | Abbonati