Medici senza frontiere ha reso noto che il 2 aprile più di novanta persone sono annegate nel Mediterraneo mentre cercavano di raggiungere l’Europa su un barcone. L’organizzazione ha chiesto che i quattro sopravvissuti non siano riportati in Libia, dove rischierebbero di essere nuovamente sottoposti ad abusi e torture. A metà marzo i cadaveri di altri 17 migranti erano stati scoperti sulla costa tunisina.

Gli episodi di questo tipo sono dolorosamente frequenti in quella che è considerata la rotta migratoria più pericolosa del mondo. A febbraio l’Organizzazione internazionale per le migrazioni ha rivelato che nel primo semestre del 2021 almeno 1.161 migranti sono morti in mare tra il Nordafrica e l’Europa, il 155 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2020. Solo nel Mediterraneo centrale sono morte 769 persone. Dal 2014 i morti sono 18mila. Le autorità europee non solo si disinteressano della sorte di quelli che si affidano al mare nel disperato tentativo di trovare rifugio, ma li ostacolano in modo sistematico, arrivando a processare le organizzazioni che cercano di salvare i naufraghi. Il contrasto tra l’ostilità disumana nei confronti dei migranti africani e mediorientali e la solidarietà garantita ai profughi della guerra in Ucraina dimostra che per i governi e alcune parti delle società europee anche i più elementari obblighi umanitari sono distorti dal razzismo.

Più in generale, l’indifferenza davanti alle persone che fuggono da conflitti, regimi autoritari o povertà rivela tutta l’ipocrisia dell’occidente e smentisce la retorica dell’Unione europea sul rispetto della vita e i diritti umani. Se consideriamo che i conflitti e la povertà nei paesi di provenienza dei migranti sono spesso causati proprio dai paesi occidentali – è il caso della distruzione dello stato libico, dell’instabilità cronica di molti paesi africani o della guerra in Siria e Iraq – appare chiaro che i leader europei devono fare ancora molta strada sul rispetto dei diritti prima di ergersi a paladini di questi valori davanti al resto del mondo. ◆ as

Questo articolo è uscito sul numero 1455 di Internazionale, a pagina 19. Compra questo numero | Abbonati