Per far uscire la Tunisia dalla crisi istituzionale e raccogliere proposte in vista di un referendum costituzionale da tenere a luglio, il presidente tunisino Kais Saied voleva lanciare un grande dibattito popolare online, ma è riuscito solo a organizzare un sondaggio su internet a cui ha risposto appena mezzo milione di tunisini, scrive il giornale Leaders, che s’interroga sulle vere intenzioni del presidente. Anche alla luce della recente decisione, il 30 marzo, di sciogliere il parlamento – di cui aveva congelato i lavori otto mesi prima –, Saied sembra avere un piano ben preciso, che prevede l’accentramento di tutto il potere nelle sue mani. I tunisini, che dieci anni fa con la rivoluzione dei gelsomini avevano rivendicato più diritti politici, sono delusi, e il livello dell’astensionismo è alto. Non bastavano la crisi economica, quella istituzionale e la pandemia a pesare sul paese, conclude Leaders: è arrivata anche la guerra in Ucraina, che oltre a svelare la totale dipendenza del paese dalle importazioni alimentari, ha distolto l’attenzione dei paesi europei da quello che succede sulla sponda sud del Mediterraneo. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1455 di Internazionale, a pagina 3. Compra questo numero | Abbonati