Boris Johnson è ancora il primo ministro britannico. Il 6 giugno il leader conservatore è sopravvissuto a un voto di sfiducia in seguito al cosiddetto partygate, lo scandalo legato alle feste organizzate nella sede del governo durante i lockdown del 2020 e 2021. La vittoria di Johnson tuttavia, concorda la stampa britannica, è solo una tregua e non può nascondere la debolezza della sua traballante leadership e le spaccature tra i conservatori. A votare sono stati i 359 deputati tory della Camera dei comuni, che formalmente si sono espressi sul ruolo di Johnson come leader di partito. Il premier ha incassato 211 voti a favore, ma 148 deputati, il 41 per cento del totale, gli ha votato contro. Se fosse stato sfiduciato, avrebbe dovuto lasciare anche la guida del governo. Per il premier, scrive il Times, “all’orizzonte ci sono altri pericoli”, tra cui le suppletive del 23 giugno in due collegi elettorali in Devon e West Yorkshire e l’inchiesta sul partygate. Se fosse accertato che ha mentito al parlamento, Johnson dovrebbe dimettersi. “Ma se sopravvivesse anche a queste nuove prove, ci si dovrà chiedere cosa intenda fare per riconquistare la fiducia dei cittadini prima delle prossime elezioni”. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1464 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati