Il film di Mario Martone, girato splendidamente e composto in modo superbo, è spesso vicino a diventare qualcosa di molto speciale. E anche se alla fine si accontenta di ripiegare su qualcosa di genericamente orientato al crimine, è comunque un ottimo film. Napoli, diversa da quella di Sorrentino, è meravigliosa. Felice (Pierfrancesco Favino) torna in città dopo quarant’anni. All’inizio è sopraffatto dai ricordi e fa una commovente visita alla vecchia madre. Sotto tutto questo però c’è un’antica ferita nascosta che riguarda Oreste (Tommaso Ragno), amico d’infanzia diventato un temuto camorrista. È chiaro che c’è lui dietro la partenza di Felice. Don Luigi (Francesco Di Leva), il parroco del quartiere molto attivo contro la criminalità, mette in atto un piano per stanare Oreste, usando proprio Felice. Favino è fantastico. Ma tutto il film è realizzato in modo magnifico. Mette in discussione l’idea stessa di nostalgia. Non è un’illusione, perché passato e presente sono la stessa cosa.
Peter Bradshaw, The Guardian

Questo articolo è uscito sul numero 1464 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati