Almeno tre anni fa la globalizzazione e il commercio internazionale avevano cominciato a dare segni di rallentamento in seguito alla crisi finanziaria del 2008, alla rivolta populista contro i confini aperti e alla guerra commerciale scatenata da Donald Trump, scrive l’Economist. Poi sono arrivate la pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina, che hanno spinto i governi e le aziende a “reinventare il capitalismo globale”. Ovunque le filiere di produzione e distribuzione dei prodotti subiscono una trasformazione. “Questa nuova globalizzazione è incentrata sulla sicurezza, non sull’efficienza. Ora si preferisce fare affari con gente su cui si può contare, in paesi che hanno governi amici. Il nuovo sistema potrebbe spingere verso il protezionismo, governi interventisti e più inflazione. Ma potrebbe anche cambiare in meglio l’economia, rendendola più resistente”. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1466 di Internazionale, a pagina 108. Compra questo numero | Abbonati