La minaccia di un’epidemia di peste polmonare alla fine del 1939 a Mosca è al centro di questo libro della scrittrice russa Ludmila Ulitskaja, nato come sceneggiatura per un film mai girato. Un conoscente le raccontò la storia vera, su cui si basa la sua narrazione, di un ricercatore che si occupava di vaccini in un laboratorio di provincia accidentalmente infettato. Ignaro della sua malattia, partecipò a una riunione nella capitale, esponendo al contagio tutti coloro che incontrava, compresi i passeggeri con cui divideva lo scompartimento del treno. Quando le autorità sanitarie capirono il pericolo, la polizia segreta fu incaricata di ciò che oggi chiamiamo tracciamento dei contatti. Quando gli agenti dell’Nkvd radunarono gli ignari infetti, questi pensarono di essere stati vittime di una nuova purga stalinista. Alcuni cominciarono a scrivere le loro confessioni. Le mogli prepararono i vestiti per il freddo. L’umorismo della storia, tuttavia, non minimizza il terrore generato dalla polizia segreta. In questo senso, l’epidemia è “una peste in mezzo a un’altra peste”, come spiega Ulitskaja nella postfazione. Ken Kalfus, Financial Times

Questo articolo è uscito sul numero 1467 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati