“Accampandomi per due settimane in piazza Tiananmen a Pechino, in Cina, durante le manifestazioni studentesche del 1989, mi sono reso conto di quanto possa essere violenta e bugiarda la propaganda di una dittatura. Da allora è diventato fondamentale mostrarlo”, racconta il fotografo svizzero Nicolas Righetti, che negli ultimi trent’anni ha sviluppato un’attenzione maniacale per l’immagine di figure politiche megalomani e totalitarie come i Kim in Corea del Nord, Saparmurat Nijazov in Turkmenistan, Bashar al Assad in Siria, Aleksandr Lukašenko in Bielorussia o di leader autoritari come Recep Tayyip Erdoğan in Turchia. Il suo lavoro rivela la scenografia del potere e ne riprende la messa in scena, stando al suo gioco. “Di fronte a queste immagini non so più se sono io a contemplarle o se sono loro a osservarmi. Sono continuamente stupito e affascinato dalla follia visiva di questi sedicenti padri del popolo che sembrano rinascere a ogni nuova generazione”, dice Righetti. ◆

Nicolas Righetti è nato a Ginevra, in Svizzera, nel 1967. Ha cofondato l’agenzia fotografica Lundi13 e collabora con mezzi d’informazione svizzeri e internazionali. È autore di diversi libri fotografici tra cui The last paradise. North Korea (2003), Love me Turkmenistan (2007), Transnistrie: un pays qui n’existe pas (2014). Nel 2007 il suo lavoro in Turkmenistan gli è valso il primo premio al World press photo, nella sezione portrait stories.

◆ Nicolas Righetti è nato a Ginevra, in Svizzera, nel 1967. Ha cofondato l’agenzia fotografica Lundi13 e collabora con mezzi d’informazione svizzeri e internazionali. È autore di diversi libri fotografici tra cui The last paradise. North Korea (2003), Love me Turkmenistan (2007), Transnistrie: un pays qui n’existe pas (2014). Nel 2007 il suo lavoro in Turkmenistan gli è valso il primo premio al World press photo, nella sezione portrait stories.

“In Turkmenistan: la grande forza visiva della propaganda sta nell’essere uniforme, omogenea e ripetitiva. Il volto dell’ex dittatore Saparmurat Nijazov (morto nel 2006) soprannominato Turkmenbashi, padre di tutti i turkmeni compare su banconote, bottiglie di vodka e libri di scuola. E poi c’è la statua sulla piazza principale. Il mese di gennaio porta il suo nome, quello di aprile e la parola pane sono sostituiti da quello di sua madre”, racconta Righetti.

“Vedere tutto ed essere visti sempre: questa è la funzione dell’immagine di Bashar al Assad diffusa ovunque in Siria. È in tutti i negozi e su manifesti giganti, volantini e bandiere, vestito con abiti europei, in modo semplice, quasi monotono e spesso al fianco del suo defunto padre, identico a lui. L’immagine che vuole trasmettere è rassicurante e paterna. Quello che invece aggredisce l’occhio è la quantità di questi ritratti”, dice Righetti.

“L’ufficio comunicazione dell’Akp, il Partito per la giustizia e lo sviluppo turco, ha lanciato un videogioco sui social network. Nei panni del famoso Super Mario, il presidente Erdoğan supera gli ostacoli che incontra (golpisti, oppositori, militanti curdi) per conquistare il titolo di Superdoğan. La moltiplicazione del suo ritratto, usato come quello di un marchio di successo, stampato su tazze, inciso su orologi e serigrafato su sciarpe, rivela il desiderio di tornare a una passata grandezza”, sostiene Righetti.

“In Corea del Nord le cose non cambiano: Kim Il-sung è ovunque, Kim Jong-il è il messia e Pyongyang è il loro paradiso. Su striscioni e mosaici, in tv e alla radio, su immagini giganti composte da migliaia di cittadini esultanti, padre e figlio sono onnipresenti e onnipotenti. Queste figure patriarcali appaiono spesso fianco a fianco, come fuse in un’unica icona divina”, afferma Righetti.

Da sapere

Me, myself and eye è il tema dell’edizione di quest’anno del festival Cortona on the move, che si svolge in cinque luoghi diversi della città dal 14 luglio al 2 ottobre. La mostra di Nicolas Righetti La dittatura dell’immagine è a palazzo Baldelli.


Questo articolo è uscito sul numero 1469 di Internazionale, a pagina 72. Compra questo numero | Abbonati