I tunisini sono chiamati alle urne il 25 luglio per il referendum sulla nuova costituzione, voluta dal capo dello stato Kais Saied per superare il sistema parlamentare in vigore dal 2014 e adottarne uno presidenziale. Jeune Afrique scrive che la campagna a favore del sì è molto invasiva e ricorre a metodi discutibili, come usare nei suoi messaggi i simboli dello stato, che sarebbero vietati. Il 19 luglio il capo del movimento islamista Ennahda, Rached Ghannouchi, è comparso in tribunale per rispondere di un’accusa di riciclaggio di denaro. I suoi sostenitori denunciano un “processo politico”.

Questo articolo è uscito sul numero 1470 di Internazionale, a pagina 30. Compra questo numero | Abbonati