Nel corso della stessa canzone Rachika Nayar riesce a essere sinistra, giocosa, traumatica ed estatica. In teoria una gamma così estrema di emozioni sarebbe difficile da tenere insieme, ma Nayar rende tutti questi sentimenti parte dello stesso continuum. La sua musica suona bene sia a tarda notte sia al mattino presto, quando la tua mente vuole contemporaneamente pensare a tutto e a niente. La compositrice trans­gender newyorchese crea paesaggi sonori ambient molto vivi. Il debutto di Nayar pubblicato nel 2021, Our hands against the dusk, era costruito attorno al suo modo unico di suonare la chitarra, delicato ma incisivo. In realtà a un primo ascolto la sua potrebbe anche non sembrare una chitarra, perché la compositrice fa esprimere lo strumento in modo ultraterreno. Heaven come crashing , a differenza dell’album di debutto, è in un certo senso adatto anche alle piste da ballo. Stavolta Nayar incorpora sintetizzatori celestiali e struttura le sue canzoni in modo che ci siano più movimenti euforici, come nel brano che dà il titolo al disco, che dopo un inizio interlocutorio esplode in un’allegria massimalista; oppure nei dieci minuti di Tetramorph, dove pulsazioni confuse lasciano il posto prima a un bordone poi a una chitarra stratificata, quasi fosse un pezzo post-rock. “Ogni volta che finisco una canzone, non ho quasi mai una spiegazione razionale su com’è nata”, ha dichiarato Nayar, “mi sembra sempre un processo viscerale”. Forse è per questo che le canzoni di Heaven come crashing sono così accorate e intriganti.

James Rettig, Stereogum

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Questo articolo è uscito sul numero 1477 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati