L’ottimo risultato ottenuto alle elezioni svedesi da una coalizione di destra in cui il partito più votato ha radici neonaziste è una notizia preoccupante. Ancora più allarmante è la previsione dei sondaggi per le elezioni italiane del 25 settembre: la vittoria di una coalizione di estrema destra con una storia, dei valori e un programma che rappresentano una sfida diretta all’unità europea. Per il dittatore russo Vladimir Putin sarebbe un risultato da festeggiare e da sfruttare. La Svezia è un piccolo paese. Le violenze tra bande armate, da molti svedesi associate agli immigrati, hanno favorito la destra e in particolare i Democratici svedesi, che hanno ottenuto circa il venti per cento dei voti.

L’Italia è un paese molto più grande, e sarebbe un problema ben più grave per l’Europa. Giorgia Meloni potrebbe diventare la prima lea­der di estrema destra a guidare una grande economia dell’eurozona. Affidandole il governo, l’Italia si emarginerebbe in Europa. Il suo partito, Fratelli d’Italia, è radicato tra i nostalgici del dittatore fascista Benito Mussolini, che la stessa Meloni ammirava apertamente. Negli ultimi tempi si è presentata come estranea al sistema, scegliendo di restare fuori dall’ampia coalizione che sosteneva Mario Draghi. Questo, insieme a un programma a favore della famiglia tradizionale, contrario all’immigrazione e ai diritti lgbt, è stato alla base della sua ascesa, favorita dalla crisi economica e dalle divisioni del centrosinistra. Meloni ha promesso un blocco navale per impedire ai migranti di sbarcare. Ma per l’Italia le centinaia di migliaia di giovani che lasciano il paese per trovare un lavoro sono una minaccia più grave delle decine di migliaia di migranti che arrivano per cercarlo.

Ultimamente Meloni ha attenuato la sua retorica, forse a causa dei 22o miliardi di euro che l’Italia si aspetta dall’Unione europea, e ha criticato senza mezzi termini l’invasione dell’Ucraina e lo stesso Putin. Ma i suoi principali alleati, Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, hanno avuto posizioni più ambigue. Pochi giorni fa Salvini ha messo in discussione le sanzioni occidentali, suggerendo che potrebbero danneggiare l’Europa più della Russia. Discorsi come questi sono un balsamo per Putin. Mentre il suo esercito si ritira di fronte alla controffensiva ucraina, il leader russo intensifica le pressioni sull’Europa, che si prepara ad affrontare l’inverno senza gas a sufficienza. La prospettiva di un crescente disaccordo sulle sanzioni in un’economia chiave dell’eurozona potrebbe essere la migliore occasione per la Russia d’intaccare l’unità occidentale e migliorare le sue fortune. Gli italiani dovrebbero pensarci due volte prima di fare un simile regalo a Putin. ◆ ff

Questo articolo è uscito sul numero 1478 di Internazionale, a pagina 19. Compra questo numero | Abbonati