L’annegamento è un problema cruciale di salute pubblica, denuncia Lancet Public Health riprendendo lo slogan delle Nazioni Unite: “Chiunque può annegare. Nessuno dovrebbe”. Ogni anno trecentomila persone muoiono annegate, una ogni due minuti. Il 92 per cento dei decessi si verifica nei paesi a basso e medio reddito, dove la povertà, le condizioni lavorative e i disastri climatici aumentano il rischio. Bambini, giovani, anziani e lavoratori marittimi sono i più esposti. Un rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità rileva un calo della mortalità tra il 2000 e il 2021, ma con forti differenze regionali: in Africa, per esempio, la riduzione è stata minima. Le strategie di prevenzione esistono ma sono applicate in modo inadeguato. In meno del 25 per cento dei paesi si insegna a nuotare nelle scuole, e le leggi sulla sicurezza delle piscine e l’uso dei giubbotti salvagente sono insufficienti. Senza interventi adeguati, entro il 2050 più di sette milioni di persone potrebbero perdere la vita annegando. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1597 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati