L’ultima espressione della voracità imperiale di Donald Trump è la creazione di un consiglio di pace per Gaza ma con la chiara vocazione di risolvere i conflitti in tutto il pianeta. Il nome di Gaza non compare neanche nella lettera inviata dalla Casa Bianca a circa sessanta capi di stato e di governo per invitarli a entrare nella nuova organizzazione. Il consiglio faceva parte dei venti punti del piano imposto da Trump per Gaza, la cui applicazione è lenta e problematica: 460 morti nella Striscia dall’inizio del cessate il fuoco, aiuti umanitari insufficienti, la presenza armata di Hamas e dell’esercito israeliano in più della metà del territorio.
La struttura dell’organizzazione non potrebbe essere più barocca: ci saranno un consiglio esecutivo nominato da Trump e, sotto la sua supervisione, una commissione tecnica per Gaza con una rappresentanza palestinese, che si occuperà di applicare il piano e realizzare la speranza degli abitanti di recuperare integralmente il territorio ancora in mano allo stato ebraico.
Oltre a Israele, che ha raso al suolo la Striscia, in questo “club” delle nazioni trumpiano sono invitati anche autocrati come il bielorusso Aleksandr Lukašenko e soprattutto il presidente russo Vladimir Putin, ricercato dalla Corte penale internazionale. La carta fondativa del consiglio dichiara di voler costruire la pace “rispettando il diritto internazionale”.
Tutti i membri avranno a disposizione un voto, tranne gli Stati Uniti, a cui ne spetteranno due. L’intenzione di andare oltre Gaza e creare un organismo internazionale alternativo emerge nelle premesse, dove si afferma che “una pace sostenibile ha bisogno di un giudizio pragmatico, di soluzioni sensate e del coraggio di abbandonare atteggiamenti e istituzioni che hanno spesso fallito”.
Chi non accetterà di farne parte, come hanno già annunciato Francia e Norvegia, dovrà subire l’abituale punizione inflitta a chi irrita Trump: i dazi. La risposta della Francia davanti a un’iniziativa concepita come un omaggio e uno strumento personale del presidente statunitense per ora è l’unica accettabile.
Il cosiddetto consiglio di pace è solo un surrogato delle istituzioni internazionali, ma al servizio di un solo uomo con l’ambizione di dominare il mondo. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1649 di Internazionale, a pagina 19. Compra questo numero | Abbonati