Da qualche anno sui social media, si è diffusa tra la generazione Z la do nothing challenge, una sfida che consiste nel riprendersi a lungo mentre non si fa assolutamente nulla. L’idea è sperimentare la noia e ripristinare la capacità di attenzione logorata dai social. Ma perché in questo periodo la noia affascina tanto? Secondo James Danckert, ricercatore dell’università di Waterloo, negli Stati Uniti, questa ossessione collettiva è fuori luogo. Prima di tutto perché i giovani starebbero fraintendendo i loro bisogni: quello che vogliono davvero non è annoiarsi, ma disconnettersi. Del resto, ricorda il ricercatore su Nautilus, l’obiettivo principale della noia è eliminare la noia stessa: ha la funzione di spingerci a trovare qualcosa di significativo da fare. Ma questo non vuol dire che renda creativi, specifica Danckert. La ricerca della novità, da sola, non basta. È quello che si fa con la novità che conta davvero.
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Questo articolo è uscito sul numero 1650 di Internazionale, a pagina 101. Compra questo numero | Abbonati