“Il 2025 era cominciato male per la Repubblica Democratica del Congo (Rdc): il 27 gennaio la città di Goma, capoluogo del Nord Kivu, era stata conquistata dal gruppo armato M23, che a metà febbraio aveva preso anche Bukavu. L’anno si è concluso con la conquista, il 10 dicembre, di Uvira, un’importante città vicino al Burundi. Solo pochi giorni prima a Washington era stato firmato un accordo di pace tra Rdc e Ruanda. Dietro le pressioni statunitensi, l’M23 aveva annunciato il ritiro da Uvira, ma non ha lasciato davvero la zona fino al 16 gennaio. Per questo i timori di una regionalizzazione del conflitto sono sempre più forti”, scrive Jeune Afrique. L’M23 “si è affermato come forza politico-militare in grado di condurre ‘operazioni prolungate, coordinate e su più assi’, sostiene il gruppo di esperti sulla Rdc delle Nazioni Unite. Controlla grandi centri urbani e ha istituito amministrazioni parallele. In un anno il gruppo armato ha quasi raddoppiato l’estensione della sua zona operativa. Per controllare il territorio, si basa su un’economia fondata sullo sfruttamento e la tassazione delle risorse minerarie: controlla quasi la metà della produzione di cassiterite e di coltan del Sud Kivu e più dei due terzi di quella di wolframite”. Questa ascesa al potere non sarebbe stata possibile senza il sostegno di Kigali. Di recente, “dopo anni di smentite, il Ruanda ha ammesso per la prima volta di collaborare con l’M23. Finora Kigali aveva riconosciuto solo di aver messo in atto ‘misure difensive’ nei Kivu”, nota Afrikarabia. ◆
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1650 di Internazionale, a pagina 29. Compra questo numero | Abbonati