Per più di trent’anni è bastato un calcolo elementare – peso diviso per il quadrato dell’altezza – per classificare sovrappeso e obesità. Grazie alla sua semplicità, l’indice di massa corporea (Imc) è stato usato da medici e nutrizionisti per valutare anche lo stato di salute dei pazienti. Ma è uno strumento approssimativo: non distingue tra massa muscolare e grassa, né considera differenze etniche e fisiologiche. Così un atleta muscoloso può risultare sovrappeso, mentre chi ha più grasso rientra nella norma. Inoltre questa formula da sola non dice molto sulla salute: persone etichettate come obese o in sovrappeso possono essere sane. Le conseguenze possono essere gravi. Chi supera i valori “accettabili” rischia di vedersi negate prestazioni sanitarie, come l’intervento al ginocchio, il trattamento per l’infertilità o le cure per l’affermazione di genere, mentre vengono ignorati i pazienti con Imc nella norma ma ad alto rischio. Nel 2024 The Lancet ha chiarito che l’Imc è obsoleto e da solo non basta a definire l’obesità clinica. Un cambio di paradigma già accolto da decine di società scientifiche, che ha aperto la strada a strumenti più accurati e affidabili. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1653 di Internazionale, a pagina 103. Compra questo numero | Abbonati