U na lunga videochiamata tra Soči, sul mar Nero, e la lontana Washington, durata più di due ore, senza una foto ufficiale, senza il glamour dell’incontro di quest’estate a Ginevra: non è esattamente quello che Vladimir Putin avrebbe voluto, ma valeva la pena di provarci.

Con il dispiegamento di quasi centomila soldati al confine con l’Ucraina, Putin aveva fermamente espresso la necessità di un dialogo, prendendo prepotentemente la parola, affinché la Casa Bianca capisse che faceva sul serio. E avrà constatato con piacere il nervosismo provocato un po’ ovunque. Del resto questo è il suo gioco da molto tempo: chi dimostra di essere capace di tutto può far sudare freddo l’avversario anche con un bluff.

In altre parole: è probabile che gli avvertimenti su un’eventuale invasione dell’Ucraina siano molto esagerati, ma non è detto che sia così, e il presidente degli Stati Uniti Joe Biden è stato costretto a prendere sul serio la minaccia.

Le posizioni dei due presidenti per questo colloquio erano già state ampiamente comunicate prima di cominciare il collegamento su una rete protetta, il 7 dicembre. Poco prima Biden si era consultato direttamente con Germania, Francia, Italia e Regno Unito, mentre il suo segretario di stato Antony Blinken aveva telefonato al presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj. Queste conversazioni avevano avuto tutte lo stesso tenore: sostegno illimitato e senza compromessi alla sovranità e integrità territoriale dell’Ucraina.

In concreto, secondo quanto riferito dalla Casa Bianca, gli alleati hanno concordato una risposta comune nel caso di un’invasione russa. Sono allo studio dure sanzioni economiche che potrebbero arrivare all’esclusione della Russia dal sistema bancario internazionale, oltre a misure contro la cerchia più stretta di Putin. Un intervento militare diretto è fuori discussione, ma potrebbero essere aumentati gli aiuti militari all’esercito ucraino e i soldati statunitensi nei paesi della Nato in Europa orientale.

Il test più importante

Per Biden il confronto con Putin sarà stato una bella seccatura, considerando i temi che più gli interessano al momento: la politica interna e i rapporti con la Cina. Ma il presidente statunitense era comunque preparato ed è stato in grado di lanciare al suo collega russo un messaggio perentorio: è meglio che si tolga dalla testa l’idea di un’invasione.

Era proprio questo il test più importante: Putin spera di dividere l’occidente e vuole vedere come reagirà alle sue provocazioni. Se nel frattempo si riesce a destabilizzare un altro po’ l’Ucraina, tanto meglio. Rientrerebbero perfettamente in questa logica anche le accuse di Kiev, secondo cui la Russia ha mandato carri armati e cecchini nelle repubbliche separatiste dell’Ucraina orientale, lungo la linea di contatto tra l’esercito ucraino e le milizie filorusse, con lo scopo di far salire la tensione. Accuse che appaiono del tutto plausibili.

È opportuno ricordare che nel 2014 la Russia ha annesso la penisola ucraina della Crimea e ha sostanzialmente occupato la parte orientale del paese. Putin, che ha strappato con la forza parti di territorio a uno stato sovrano, ora auspica “garanzie di sicurezza forti, affidabili e di lunga durata”. Parla di “linee rosse” che l’occidente e l’Ucraina non dovrebbero oltrepassare: nessuna ulteriore espansione della Nato verso est, nessun “sistema d’arma minaccioso” nelle vicinanze della Russia, e tutto questo dev’essere “legalmente vincolante”. Come l’accordo di Budapest del 1994, con cui l’Ucraina ha rinunciato alle armi nucleari in cambio della garanzia da parte della Russia di sicurezza e confini inviolabili?

Richieste inaccettabili

Biden non può soddisfare queste richieste. Non darà alla Russia nessuna garanzia che confuti tutto ciò che un ordine liberale rappresenta: stati sovrani, confini inviolabili, libera scelta delle alleanze. Anche se a Putin piace immaginarsi il mondo com’era una volta: superpotenze che decidono tra loro quale paese debba appartenere a quale sfera di influenza, senza che i governi interessati siano coinvolti.

Paradossalmente è proprio questo il motivo principale per cui l’Ucraina guarda all’occidente e vuole entrare nella Nato. Al momento è impossibile, ma Biden e i suoi alleati hanno chiarito che un’ulteriore aggressione russa avrebbe il solo effetto di rafforzare la collaborazione militare con Kiev, cosa che a sua volta farebbe sentire la Russia ancora più minacciata. Non sembra molto logico, ma forse Putin potrebbe spiegare meglio di persona cosa ha in mente.

In ogni caso, subito dopo il vertice Biden si è consultato di nuovo con gli alleati europei, che erano molto interessati anche agli altri temi toccati durante l’incontro, per esempio come affrontare il programma nucleare iraniano. Tutti loro scopriranno ben presto se Putin ha capito il loro messaggio o se ha intenzione di continuare a giocare alla guerra. Perché nonostante tutta la loro unità e collaborazione, il problema di fondo rimane: da lui ci si può aspettare qualsiasi cosa. ◆ mp

Questo articolo è uscito sul numero 1439 di Internazionale, a pagina 20. Compra questo numero | Abbonati