Il 15 aprile l’amministrazione Biden ha annunciato che riprenderà a concedere permessi per nuove trivellazioni sui giacimenti di petrolio e gas che appartengono al governo federale, e allo stesso tempo aumenterà le aliquote che le aziende devono versare nelle casse dello stato per estrarre le risorse. È il primo aumento da un secolo. Il dipartimento dell’interno ha messo all’asta i contratti per trivellare su circa sessantamila ettari in nove stati. Sono le prime nuove concessioni affidate per la produzione di combustibili fossili su terreni pubblici da quando Joe Biden è in carica.

Con questa decisione il presidente cerca di mostrare agli elettori che sta lavorando per aumentare l’offerta interna di petrolio e far fronte alla crescita dei prezzi causata dalla guerra in Ucraina. Ma allo stesso tempo infrange una delle promesse più importanti fatte in campagna elettorale. “Che sia chiaro: niente più trivellazioni sui terreni federali”, aveva detto nel febbraio 2020, cercando di convincere gli ambientalisti che avrebbe fatto il possibile per ridurre l’uso dei combustibili fossili.

Equilibrio precario

Consentendo le operazioni di estrazione e allo stesso tempo chiedendo alle aziende di pagare di più, Biden sembra voler trovare un complicato equilibrio tra il tentativo di abbassare i prezzi del carburante e il bisogno di combattere il cambiamento climatico. È diventato presidente con il programma sul clima più ambizioso che sia mai stato proposto, ma le sue politiche sono state in gran parte ostacolate dal congresso. Subito dopo essere entrato in carica, Biden ha firmato un decreto che vietava di assegnare nuove concessioni per l’estrazione di petrolio e gas su terreni pubblici fino a quando il dipartimento dell’interno non avesse completato un rapporto sulle trivellazioni nelle aree federali. Il rapporto, pubblicato a novembre, raccomanda una revisione delle concessioni e delle aliquote. Afferma che il governo ha perso fino a 12,4 miliardi di dollari di gettito fiscale dalla perforazione sui terreni federali tra il 2010 e il 2019, perché le aliquote sono rimaste congelate per un secolo.

In base alle nuove regole, le aziende dovranno pagare al governo il 18,75 per cento delle loro entrate (finora era il 12,5 per cento). “Per troppo tempo i programmi federali di concessioni petrolifere e del gas hanno messo i desideri delle aziende davanti ai bisogni delle comunità locali, all’ambiente, alle conseguenze sulla nostra aria e la nostra acqua, ai bisogni dei popoli nativi e altri possibili usi dei nostri terreni pubblici”, ha detto la segretaria dell’interno Deb Haaland.

Da sapere
Traguardi ambiziosi

◆ Nelle ultime settimane è cresciuta l’insofferenza delle organizzazioni ambientaliste e di alcuni settori della sinistra statunitense nei confronti dell’amministrazione Biden, accusata di non aver mantenuto molte delle promesse fatte in campagna elettorale per affrontare il cambiamento climatico. È stata criticata soprattutto la decisione di aumentare la produzione di petrolio e gas per far fronte alle turbolenze del mercato energetico. “La Casa Bianca ha cercato di usare la settimana della giornata della Terra, che si celebra il 22 aprile, per mostrare di essere ancora impegnata nella lotta al cambiamento climatico”, scrive il quotidiano britannico Financial Times. Il 19 aprile gli alti funzionari dell’amministrazione hanno dichiarato che gli Stati Uniti sono sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo, fissato dal presidente all’inizio del mandato, di ridurre le emissioni di anidride carbonica di almeno il 50 per cento entro il 2030. Il 20 aprile l’amministrazione Biden ha annunciato la reintroduzione di una norma, eliminata da Donald Trump, che obbliga le agenzie federali a valutare le conseguenze in termini di emissioni prima di approvare nuovi progetti. Inoltre, Biden si è impegnato a usare i suoi poteri per incentivare lo sviluppo delle energie rinnovabili.


Alla fine del 2021 il dipartimento dell’interno ha anche dato il via libera alle concessioni in un’area di 32 milioni di ettari nel golfo del Messico. Gli ambientalisti hanno criticato l’amministrazione Biden, sostenendo che le nuove concessioni sono un passo indietro nel programma per affrontare il cambiamento climatico, già in affanno, di Biden. ◆ ff

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Questo articolo è uscito sul numero 1457 di Internazionale, a pagina 30. Compra questo numero | Abbonati