I libri italiani letti da un corrispondente straniero. Questa settimana la giornalista free lance norvegese Eva-Kristin Urestad Pedersen.

“Tu non vuoi morire dove sei nato e non vuoi vivere come tuo padre. Vuoi andartene lontano. Non vergognartene: è legittimo. Anch’io, ti confesso, voglio andare lontano. Lontanissimo”. Queste parole convincono il giovane britannico Richard Kenton a lasciare l’Inghilterra del seicento per scoprire un mondo nuovo, cioè “il nuovo mondo”, quello ancora non dominato dagli europei.

Kenton viaggia nei mari dei Caraibi e nel Pacifico, dove scopre guerre, tribù e qualche verità sulla natura umana. Il viaggio è anche interiore perché chi, come Kenton, lascia la propria casa senza una meta prestabilita per vagabondare nel mondo nella speranza di trovare qualcosa, spesso lo fa per cercare se stesso, quell’identità che non è riuscito a trovare nella terra d’origine. Oceanides è un libro irresistibile. Intanto perché siamo cresciuti con le avventure create da Defoe e altri scrittori della letteratura classica e ci manca quel sogno, quell’avventura. Però, mentre i loro erano libri originali, Oceanides è una copia, quasi un romanzo kitsch. È bellissimo, ma lascia una sensazione di delusione perché il Pacifico si naviga ormai da secoli e noi, invece, dobbiamo trovare il nostro nuovo mondo altrove.

Questo articolo è uscito sul numero 1436 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati