Pubblicati nel 1983 e arrivati in Italia nel 1984, questi racconti del maestro argentino Horacio Altuna, ora riediti, ci parlano dell’oggi in modo dirompente. C’è tutta la follia sadica del potere riversata su immigrati e rifugiati, come pure sulla classe media sempre più impoverita e oppressa: insomma l’attuale guerra tra poveri. Altuna fonde con grande abilità fantascienza, denuncia sociale e commedia farsesca, spingendo tutto al parossismo. L’autore, infatti, amalgama perfettamente sia i vari registri narrativi sia, in modo speculare, le mimiche gestuali e soprattutto facciali, mantenendosi sempre in un equilibrio sottile quanto sapiente tra grottesco e realismo, comico e grave. Straordinario l’uso della profondità di campo: unito al suo senso della composizione e al suo tratto sottile, Altuna in ogni vignetta riesce a ritrarre tipi umani di una società disperata ma risibile. E l’uso dell’eros, tra cui le ragazze prossime a delle pin-up, è finalizzato a sottolineare un mondo che galleggia nel sesso mercificato quanto nel clima devastato, ma anche a trasmettere malgrado tutto una gioia di vita che il potere cerca di cancellare. Come ogni argentino della sua generazione Altuna, anche se residente in Spagna, porta su di sé le stimmate della dittatura, dell’oppressione militare. Perché, espresso fin dalla copertina, tutto qui è poliziesco, un poliziesco militare brutale, corrotto, ottuso e insensato. Come nella realtà.
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Questo articolo è uscito sul numero 1649 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati