RaiPlay

L’altra sera seguivo con le mie figlie la serie del momento, Mare fuori (RaiPlay), storia corale nel carcere minorile di Napoli. La piccola, come si dice oggi, spoilerava le scene che le sue amiche le avevano anticipato. “Ora uccidono il cane, ora lei bacia lui, tra due puntate lui scappa via”. È facile imbattersi in chi ha visto un episodio in più. L’epopea dell’on demand, che doveva incollarci alla tv con continui colpi di scena, si sta riducendo a una galleria di trovate in cui la sceneggiatura appare quasi un intralcio, una verbosa intercapedine tra te e la colpevolezza del maggiordomo. Cosa assai diversa è rivedere ciò che ti è piaciuto. Tornare sul luogo del delitto televisivo, riavvolgere il nastro di anticaglie che abbiamo amato e digerito è sempre un sollievo, soprattutto in questa sbornia di novità. Non si tratta di nostalgia della giovinezza. Quella ti coglie dall’osteopata. Il fenomeno del binge
rewatching
, come lo chiamano gli inglesi, parla al presente. Un’indagine della Pepperdine university sostiene che riguardiamo ciò che abbiamo amato per apprezzare quello che siamo. Spulciamo negli archivi, ci dicono i ricercatori, per testare, insieme ai personaggi e alle storie dell’epoca, quanto siamo cambiati e quanto abbiamo conservato. Forse è per questo che di recente ho fatto incetta di Raimondo Vianello e della sua conduzione cinica e disincantata. Non per turismo temporale ma come consolatoria seduta di teleanalisi. ◆

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1500 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati