Londra, 19 maggio 2017. Julian Assange parla ai giornalisti dal balcone dell’ambasciata ecuadoriana. (Jay Shaw Baker, NurPhoto/Getty Images)

Dodici anni fa cinque grandi giornali internazionali (Guardian, New York Times, Monde, Spiegel e País) collaborarono alla pubblicazione di 251.287 documenti riservati ottenuti da Julian Assange e dalla sua organizzazione, WikiLeaks. Si trattava di informazioni confidenziali inviate da 274 ambasciate statunitensi al dipartimento di stato a Washington. Fu chiamato Cablegate.

Il materiale, passato a WikiLeaks da Chelsea Manning, all’epoca militare statunitense, contribuì a rivelare i meccanismi interni della diplomazia americana. Il 12 aprile 2019 Assange è stato arrestato a Londra su mandato di cattura degli Stati Uniti e ora è detenuto in un carcere britannico riservato di solito ai terroristi e ai criminali più pericolosi. Rischia l’estradizione negli Stati Uniti e una condanna fino a 175 anni in un carcere di massima sicurezza.

I documenti del Cablegate misero in luce un sistema di corruzione, scandali diplomatici e casi di spionaggio su scala internazionale. Il New York Times scrisse che quel materiale raccontava “la storia di come il governo prende le decisioni più importanti, quelle che costano di più al paese in termini di vite e denaro”. Ancora oggi, giornalisti e storici di tutto il mondo continuano a pubblicare nuove rivelazioni attingendo alle migliaia di documenti non ancora analizzati.

Il 28 novembre gli stessi cinque giornali che pubblicarono il Cablegate hanno scritto una lettera aperta al presidente statunitense Joe Biden chiedendogli di ritirare le accuse contro Assange e quindi la richiesta di estradizione: “Queste accuse costituiscono un pericoloso precedente e rischiano di minare la libertà di stampa e d’espressione garantita dalla costituzione statunitense. Ottenere e divulgare informazioni sensibili nell’interesse pubblico è una parte fondamentale del lavoro quotidiano dei giornalisti. Se questo lavoro è criminalizzato, il dibattito pubblico e le nostre democrazie si indeboliscono notevolmente”. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1489 di Internazionale, a pagina 7. Compra questo numero | Abbonati