Dopo parecchie esitazioni, il politologo Jonathan Rauch ha intitolato un suo recente articolo su Trump pubblicato dall’Atlantic “Yes, it’s
fascism”, ormai persuaso che le analogie tra ciò che sta succedendo oggi e quello che avvenne un secolo fa siano troppo evidenti per continuare a distinguere. Da uno spunto simile, senza indulgere in semplificazioni, ma non rinunciando nemmeno alla possibilità di confrontare il presente e il passato, nasce Gli irresponsabili. Lo ha scritto Johann Chapoutot, storico francese, esperto della Germania nazista, di cui ha studiato l’organizzazione politica e la capacità di elaborare ideologie destinate a durare, come quella che nel dopoguerra ha diffuso un po’ ovunque l’organizzazione manageriale. L’oggetto è la fine della repubblica di Weimar, il periodo che va dal cancellierato di Hermann Müller a quello di Franz von Papen, che aprì ai nazionalsocialisti convinto di poterli controllare. Secondo questa brillante ricostruzione che permette di osservare da vicino i protagonisti, giocarono un ruolo determinante non solo la crisi economica e la strutturale debolezza della democrazia, ma la volontà di un’intera classe dirigente di perseguire i propri interessi, di aggirare le decisioni del parlamento e di lottare contro l’avanzata delle riforme politiche, civili ed economiche che chiamavano
con disprezzo “bolscevismo culturale”. ◆
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1650 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati