Una storia di streghe, di morte, di fame e di sangue, che ci arriva direttamente dalla seconda metà del cinquecento. Francesco Nicolini ricostruisce in Manù e Michè. Il segreto del principe la storia di Carlo Gesualdo, principe di Venosa, musicista geniale, colpevole dell’omicidio di sua moglie Maria e del suo amante. Un omicidio pianificato per salvare il buon nome della famiglia. La genialità di Nicolini è tutta nel cambiare il punto di vista. Al centro non c’è il triangolo amoroso, ma l’amicizia del figlio del principe con il figlio di un servitore. Un’amicizia che li porta ovunque per la città. Si confondono con il popolo, sfidano i loro coetanei che non sanno di guerreggiare proprio contro il figlio del principe. È una vita tutta di corsa quella dei due ragazzi, che sta fiorendo tra risate, giochi, sfide e vestiti inzaccherati di fango. La felicità è tutta lì, in quel crescere ignari. Ma poi la tragedia incombe. Si deve lasciare la casa amata e Manù sarà messo davanti all’atroce verità: il padre ha ucciso la madre. A tutto questo si aggiunge anche la separazione con Michè. Le differenze di ceto si fanno sentire. Niente sarà più lo stesso per loro. Una storia malinconica, che si segue con la trepidazione di un’avventura. E il cui pregio maggiore è una ricostruzione storica puntuale ma mai pedante.

Questo articolo è uscito sul numero 1431 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati