Alidad Shiri per molti è un amico, un fratello, un faro nella notte, un punto di riferimento quando si parla in Italia di cosa significa lasciare il proprio paese e diventare un rifugiato. Un uomo che prima di diventare adulto ha dovuto affrontare un viaggio che lo ha portato dall’Afghanistan all’Alto Adige. Oggi Shiri, laureato in filosofia politica, giornalista e collaboratore di diverse ong, ripropone Via dalla pazza guerra in una versione più lunga e approfondita. La sua scrittura scorrevole e mai banale srotola davanti ai nostri occhi le tappe di un viaggio cominciato con la perdita della sorella e della nonna in Afghanistan, per poi continuare di paese in paese, dal Pakistan alla Grecia, sopportando il dolore e schivando il pericolo. Fino alla tappa finale, l’Italia, dove Shiri arriva legato all’asse delle ruote posteriori di un tir proveniente dalla Grecia. Shiri ha una capacità straordinaria di parlare soprattutto ai più giovani. E il libro è consigliato per una fascia d’età dai 12 ai 18 anni. Perché Via dalla pazza guerra è la storia di un ragazzo che parla ad altri ragazzi per cambiare insieme un mondo tutto sbagliato. Perché la speranza, quella che Alidad Sahiri ha trovato a Bolzano, si fa largo anche dentro l’incubo. Igiaba Scego

Questo articolo è uscito sul numero 1438 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati