Neil Gaiman lo conosciamo bene: un autore prolifico che scrive scavalcando i generi e mettendo pepe a tutto quello che fa. Non è un caso che legioni di fan adoranti, di ogni età e ceto sociale, aspettino con ansia i suoi libri spettacolari. Zuppa pirata è un albo, splendidamente illustrato da Chris Riddell, che di fatto è letteralmente un’esplosione di colore e di gioia. L’inizio della storia è quello tipico in cui i genitori escono e lasciano i figli con la o il babysitter di turno. Una coppia dove il padre è nero e ha il sorriso di Barack Obama e la madre è bionda come Lady Gaga, e già s’intravede il grande tentativo pedagogico di Neil Gaiman di presentare al pubblico una parte di realtà che non sempre si trova negli albi illustrati per ragazzi. Questo vale molto per un paese come l’Italia, che ancora non ha prodotto parecchi fumetti che rispecchiano la nostra società sempre più multisfaccettata. Ma il fulcro della storia poi è lui: Long John Scardy, premiato cuoco di mare. Il babysitter che avremmo voluto avere da piccoli, un pirata con tanto di uncino, lunga barba bianca, costume settecentesco e calzini rigati. Sarà lui a far entrare i due piccoli eroi della storia in una fantasmagoria fatta di pirate e pirati di ogni latitudine. E, come nella migliore tradizione, ci sarà anche un tesoro da ritrovare.
Igiaba Scego

Questo articolo è uscito sul numero 1448 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati