Il grande cancello scorrevole di legno chiaro è un’opera dell’artigianato italiano. È decorato con dei pannelli di legno e si vede la firma di un artigiano napoletano. La proprietà è delimitata da un muro a secco in pietra calcarea che si estende fino al mare, nascondendo alla vista la villa e il giardino. Sul muro c’è una telecamera puntata verso il visitatore.

Del resto, da queste parti è difficile passare per caso o per sbaglio: la villa è all’estremità di una penisola rocciosa percorsa da una lunga e tortuosa strada sterrata che finisce proprio davanti al suo ingresso. Il cancello di legno si apre su un mondo a cui pochissime persone possono accedere. Il complesso immobiliare, dell’oligarca russo Dmitrij Mazepin, vale 105 milioni di euro.

Quest’angolo di paradiso ha attirato per decenni russi ricchi e influenti, compreso il presidente Vladimir Putin. Molti hanno comprato ville lussuose in Costa Smeralda e qui hanno ancorato i loro superyacht e trascorso felicemente parte del loro tempo. Hanno anche mantenuto buoni rapporti con le amministrazioni locali facendo donazioni, costruendo parchi giochi e assumendo molte persone del posto. Così gli oligarchi sono diventati parte integrante della comunità sarda e più in generale sono stati ben accetti in Italia, dove i leader dei partiti al governo hanno spesso elogiato il Cremlino anche dopo l’invasione dell’Ucraina.

In certi casi l’atteggiamento filorusso non è cambiato neanche quando sono stati dimostrati i crimini dell’esercito russo ai danni dei civili ucraini.

Le cittadine della Sardegna frequentate dagli oligarchi sono un esempio lampante del singolare rapporto che si è instaurato tra l’Italia e la Russia. Quest’anno in Sardegna la stagione turistica è decollata e poi terminata come al solito, ma qualcosa era diverso: le porte delle ville sono rimaste sbarrate e gli oligarchi non si sono visti. Secondo l’Unione europea, il proprietario della principesca villa protetta dal cancello di legno, nonché presidente dell’industria dei fertilizzanti Uralchem, ha stretti legami con Putin.

Una microeconomia

Il 24 febbraio, giorno dell’attacco all’Ucraina, Mazepin era insieme a Putin e agli imprenditori più vicini al presidente russo, per discutere degli effetti delle sanzioni decise dai paesi occidentali. Insieme al figlio, il pilota di Formula 1 Nikita Mazepin, è tra i miliardari colpiti dalle misure dell’Unione europea, che ha deciso di sequestrare temporaneamente le proprietà di questi novecento oligarchi russi e bielorussi. Inoltre l’Unione gli ha impedito di entrare negli stati che ne fanno parte. Solo in Italia sono stati congelati beni, ville, yacht, auto e aziende, per più di 1,7 miliardi di euro. Gran parte proprio in Sardegna, e soprattutto in Costa Smeralda.

Il primo a rimanere colpito dalla bellezza dalla Costa Smeralda fu Karim Aga Khan, un personaggio molto influente nel mondo degli affari. Erano gli anni sessanta e in quel tratto di costa c’era solo natura, non era stato costruito nulla. L’Aga Khan (un titolo onorifico dell’islam persiano) cominciò a investire lì e poi altri seguirono il suo esempio.

Quest’estate il miliardario Elon Musk, cofondatore di Tesla e SpaceX, ha trascorso le vacanze in Costa Smeralda e secondo i giornali sardi è alla ricerca di una villa in zona. Perfino tra le celebrità di questo calibro, in Sardegna i ricchi russi godevano di una reputazione particolare. Tutti gli abitanti dell’isola dicono che i russi non badavano a spese.

“Sono davvero unici. Nessun altro ha richieste ed esigenze di un livello così alto quando è in vacanza”, dice Roberto Ragnedda, sindaco di Arzachena. Si riferisce ai servizi di lusso richiesti dai russi quando sono in vacanza. Per spostarsi hanno bisogno di elicotteri, di aeroporti per gli aerei privati, di imbarcazioni e auto di lusso. A garantire il prestigio delle abitazioni contribuiscono i servizi di catering e il lavoro degli artigiani, che hanno realizzato arredi su misura per ville e imbarcazioni.

I sardi si rimboccavano le maniche per soddisfare le richieste dei russi, intorno ai quali era nata una vera e propria microeconomia: falegnami, agenti immobiliari, autisti, giardinieri, gli addetti alle piscine, cuochi, camerieri e dj. I sardi che hanno lavorato per i russi non ne parlano quasi mai pubblicamente. I loro datori di lavoro non volevano finire sui giornali durante le vacanze e pretendevano il silenzio da chiunque fosse alle loro dipendenze. Una fiorista ha raccontato che durante il picco della stagione turistica capitava di dover lavorare giorno e notte e di guadagnare decine di migliaia di euro alla settimana. I russi assumevano centinaia di persone. Nelle loro ville c’era una persona che si occupava solo del bucato, un’altra della spesa, un’altra ancora di lavare i piatti.

Pur non avendo le cifre esatte, il sindaco Ragnedda spiega che tra i profitti che arrivavano dal turismo, la quota attribuibile ai russi era significativa e che alcuni oligarchi spendevano milioni di euro in Sardegna. Quando gli abitanti del posto hanno capito che quei turisti speciali non sarebbero più tornati in vacanza, spaventati dalla situazione sono andati in comune per chiedere cosa fare.

Porto Cervo, frazione di Arzachena (Sassari), Sardegna, agosto 2016 (Lorenzo Maccotta, Contrasto)

I sardi che lavoravano per i russi durante la stagione estiva si garantivano così gran parte del reddito annuale, senza contare che alcuni avevano contratti per tutti i mesi dell’anno. Inoltre i profitti di centinaia di imprese dipendevano indirettamente dai russi. “La situazione in cui si sono trovati i nostri cittadini ci ha preoccupato molto. Temevamo che restassero senza lavoro”, rivela Ragnedda. Fortunatamente, anche se gli oligarchi non sono arrivati, una parte dell’élite russa può ancora venire a passare le vacanze in Costa Smeralda. Ragnedda riferisce che, grazie al maggiore afflusso di turisti dal Medio Oriente e dagli Stati Uniti, per gli stagionali c’è stato lavoro a sufficienza.

Una persona, che vuole restare anonima perché teme spiacevoli conseguenze, racconta di aver perso gran parte delle sue entrate. Ha lavorato per più di dieci anni come autista per gli oligarchi russi che ora sono stati colpiti dalle sanzioni. Portava in giro per la costa gli ultramiliardari e i loro ospiti in auto di lusso. Era entrato in un giro che gli garantiva lavori ben pagati e ora non vuole tradire la fiducia di chi l’aveva ingaggiato. “I russi sono datori di lavoro eccezionalmente generosi”, sottolinea.

Oltre a una buona paga, gli oligarchi spesso offrivano al personale vitto e alloggio. Inoltre davano mance generose: un solo tragitto in auto poteva fruttare una mancia di cento euro. Qualche volta i regali erano indumenti firmati, giacche e camicie. Secondo lui i russi erano innamorati dell’isola, di cui avevano gran rispetto e cura. “Si facevano ben volere da tutti”, spiega, “e tutti volevano lavorare per loro. Una volta che entri in quel giro e hai tutti quei vantaggi è difficile abituarti a lavorare per qualcun altro”.

Il nome di un oligarca ricorre particolarmente nei racconti dei sardi. È uno dei più ricchi della Federazione russa: il miliardario Ališer Usmanov. Uzbeco di nascita, Usmanov possiede parte della compagnia Usm Holdings, attiva nel settore metallurgico, nell’industria estrattiva e nel settore delle tecnologie dell’informazione. Secondo il dipartimento del tesoro statunitense, Usmanov fa parte della cerchia più vicina sia a Putin sia all’ex presidente Dmitrij Medvedev. L’Unione europea lo considera uno degli oligarchi più importanti, tanto che ha aiutato personalmente Putin negli affari quando il presidente russo ha avuto dei pro­blemi.

Due fonti anonime che hanno lavorato in Sardegna per i russi ci hanno riferito che Medvedev avrebbe visitato l’isola, ospite di Usmanov. A partire dal 1990 il miliardario si è costruito in Sardegna un piccolo impero. Secondo la gente del posto possiede sei o sette ville sull’isola, dove avrebbe trascorso periodi ininterrotti di diversi mesi. “Una specie di padrino dell’isola”, lo definisce uno degli abitanti. L’oligarca arrivava spesso al largo di Porto Cervo con il suo yacht Dilbar, il più grande del mondo: è lungo 155 metri, ha due piste per far atterrare gli elicotteri e un’enorme piscina coperta. È costato seicento milioni di euro.

Usmanov ha sostenuto in vario modo la comunità locale: durante la pandemia ha donato mezzo milione di euro alla regione Sardegna; per il comune di Arzachena ha comprato alcune ambulanze, uno scuolabus e ha finanziato varie manifestazioni culturali. Nel 2018 è stato insignito della cittadinanza onoraria dal comune. “Ci ha sempre aiutato nei momenti difficili”, afferma Ragnedda.

Lo scoppio della guerra in Ucraina ha acceso la discussione sulla russofilia di alcuni politici italiani. Una parte dei parlamentari del Movimento 5 stelle ha fatto una campagna contro l’invio di armi all’Ucraina, e anche i leader dei tre partiti di governo hanno simpatizzato in passato, o simpatizzano ancora, per la Russia. L’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi è un caro amico di Putin. Il presidente russo ha trascorso una vacanza nella villa dell’ex premier in Costa Smeralda. Quest’anno Berlusconi ha preso le distanze dal presidente russo, eppure a settembre ha difeso le posizioni della Russia nel conflitto. Il partito più filorusso è la Lega, che ha un accordo di collaborazione con il partito di Putin, Russia Unita. Il leader leghista Matteo Salvini ha recentemente messo in discussione le sanzioni dell’Unione europea alla Russia.

Mantenere i beni sequestrati

Anche la presidente del consiglio Giorgia Meloni, leader del partito di estrema destra Fratelli d’Italia, nel 2018 si era opposta al rinnovo delle sanzioni contro la Federazione russa in seguito all’invasione della Crimea. Meloni, tuttavia, ha condannato la guerra in Ucraina fin dall’inizio e ha appoggiato sia l’invio delle armi a Kiev sia le sanzioni. Il leghista Lorenzo Fontana, nuovo presidente della camera dei deputati, in passato aveva espresso il suo sostegno a Putin e all’occupazione della Crimea.

Tuttavia, molti esperti sono convinti che il nuovo governo italiano non possa permettersi di sfidare l’Unione europea, neanche per quanto riguarda le sanzioni.

Arzachena non ha ritirato la cittadinanza onoraria a Ališer Usmanov

L’economia sta attraversando una grave crisi e il paese ha urgente bisogno di riforme, che dovrebbero essere realizzate con le consistenti somme stanziate dall’Unione europea. Inoltre molti politici italiani chiedono a Bruxelles una cooperazione a livello europeo anche per fronteggiare i problemi energetici.

In realtà non è una novità che i leader politici italiani siano in ottimi rapporti con il Cremlino: basta ricordare che dopo la seconda guerra mondiale il Partito comunista italiano aveva costanti rapporti con l’Unione Sovietica. All’avvicinamento tra i due paesi, inoltre, hanno contribuito soprattutto gli scambi commerciali.

Se alcuni politici sono vicini alla Russia, alcuni mezzi d’informazione non sono da meno. Anche dopo lo scoppio della guerra è capitato che si siano schierati a favore della Russia. Questo dato, unito a una diffusa avversione per la Nato, influisce sull’opinione degli italiani in fatto di guerra e di sanzioni. In un sondaggio commissionato a Quorum/YouTrend all’inizio di settembre da Sky Italia, il 37 per cento degli intervistati era contrario alle sanzioni imposte alla Russia, mentre il 43 per cento era favorevole.

Anche in Sardegna hanno dovuto riflettere sulla loro dipendenza dagli oligarchi e decidere come porsi nei loro confronti. L’Unione europea è convinta che Usmanov abbia favorito l’invasione dell’Ucraina. Della sorte degli oligarchi si è cominciato a parlare negli ultimi mesi, in seguito alla morte improvvisa di alcuni di loro. Il mistero che circonda la loro fine ha sollevato dubbi sul ruolo del Cremlino. Molti dei ricchi finiti nella morsa delle sanzioni non hanno accettato la situazione e hanno citato in giudizio l’Unione europea. Ališer Usmanov è tra questi.

Il sindaco di Arzachena ha condannato la guerra: “Inattesa e condannabile sotto molti punti di vista”. Ma il comune non ha ritirato la cittadinanza onoraria a Usmanov. “Per quanto ci riguarda, è sempre stato rispettoso, ha portato nel nostro comune crescita economica e altre ricadute positive”. Ragnedda comunque esprime la propria vicinanza agli ucraini che soffrono le conseguenze del conflitto e si augura che la guerra finisca presto.

I crimini di guerra dei russi in Ucraina sono più che evidenti. Oltre agli attacchi missilistici, i militari russi si sono resi colpevoli di torture e stupri contro i civili nelle zone occupate. Ma il sindaco pensa che i fatti per ora siano poco chiari: “Non conosciamo ancora tutti i risvolti di questo conflitto. Il tempo ci rivelerà le responsabilità. Si ha la netta impressione che questa sia una guerra voluta da un solo uomo, Putin”.

Nonostante tutto, Ragnedda spera che gli oligarchi tornino un giorno in Costa Smeralda. Al momento le ville e gli yacht temporaneamente sequestrati sono vuoti e la loro manutenzione costa milioni di euro allo stato italiano. La legge prevede che l’Italia provveda alla custodia e al mantenimento dei beni sotto sequestro, e nel caso delle residenze di lusso non è facile. Le ville sono decine solo in Sardegna, e stando al parere degli agenti immobiliari il mantenimento di ciascuna costa centinaia di migliaia di euro all’anno. “Serve molto personale, dai giardinieri ai tecnici”, conferma Paolo Costi, agente specializzato in immobili di lusso in Sardegna. La legge prevede anche che gli oligarchi risarciscano lo stato delle spese sostenute per il mantenimento dei loro beni, ma solo dopo che ne sono rientrati in possesso.

Siccome alcune persone dipendevano quasi totalmente dai russi per la loro sussistenza, c’è preoccupazione anche per certi settori lavorativi. “Abbiamo tutti una famiglia da mandare avanti”, commenta l’autista sardo. Secondo lui, sarà difficile trovare un’alternativa che compensi del tutto i benefici economici che i russi portavano alla Sardegna. Ben sapendo che gli oligarchi quest’anno hanno trascorso le vacanze in Asia e nel Medio Oriente, teme che l’élite si trasferirà altrove e la Costa Smeralda diventerà meta del turismo di massa. E per chi lavora nel settore del lusso sarà sicuramente un danno. “I miliardari russi continueranno a mantenere lo stesso tenore di vita in luoghi che non gli sbarrano l’accesso”, dice l’autista. Afferma di essere contrario alla guerra. Però la situazione che si è venuta a creare in Costa Smeralda, unita all’aumento del costo della vita e dell’energia, lo ha portato a essere contrario alle sanzioni. “È la gente normale, come noi, che ne paga le conseguenze. Gli oligarchi sono talmente ricchi che le sanzioni non gli fanno niente”, conclude rincarando la dose. ◆ ds

Jenna Vehviläinen è la corrispondente da Roma della televisione e radio pubblica finlandese Yle.

Questo articolo è uscito sul numero 1488 di Internazionale, a pagina 34. Compra questo numero | Abbonati