Qualunque sia il nostro rapporto con i capelli bianchi, che si accettino di buon grado o che si provi a estirparli uno a uno, sono una parte inevitabile dell’invecchiamento. “Così come invecchia la pelle e tutti gli organi, lo fanno anche i capelli”, sottolinea Helen He, dermatologa e docente all’università Mount Sinai di New York.
L’incanutimento avviene con tempi diversi per ogni persona, ma secondo l’American academy of dermatology nella maggior parte dei casi si comincia a notare fra i trenta e i quarant’anni. In questo periodo le cellule staminali dei melanociti, cioè le cellule del follicolo pilifero che depositano il pigmento nel fusto del capello, possono perdere efficacia o diventare disfunzionali.
“Non si sa molto sul perché le cellule staminali dei melanociti muoiano”, sottolinea George Cotsarelis, direttore del dipartimento di dermatologia dell’università della Pennsylvania e ricercatore nel campo delle cellule staminali del follicolo pilifero. Ma, aggiunge, diversi elementi “potrebbero impedirne la sopravvivenza”, compresi i danni al dna e lo stress.
Questo processo, chiamato senescenza cellulare, causa la perdita graduale del pigmento dei capelli, spiega He. Le ciocche che in precedenza erano nere, castane, rosse o bionde cominciano a emergere dal follicolo con un colore grigio o bianco argentato. Alcune persone notano anche che i capelli diventano più spessi.
L’età resta uno dei fattori principali per prevedere quando i capelli diventeranno bianchi. Uno studio del 2012 condotto su più di quattromila persone ha rilevato che tra i 45 e i 65 anni quasi il 75 per cento dei partecipanti aveva i capelli almeno parzialmente grigi. Gli esperti, tuttavia, sono sempre più convinti che si tratti di “un processo più dinamico”, spiega la dermatologa Natasha Mesinkovska dell’università della California di Irvine.
In passato l’incanutimento era considerato come qualcosa di inevitabile con l’avanzare dell’età. Le ultime ricerche, invece, suggeriscono che “il comportamento della pigmentazione è un fenomeno vivo e mutevole”, afferma Mesinkovska. Questo significa che alcuni fattori potrebbero influenzare l’ingrigimento più di quanto si pensi.
**Geni e stile di vita **
I geni non sono l’unico elemento in gioco, ma hanno un ruolo fondamentale. “Alla fine dei conti, è la genetica che determina quando cominciano a comparire i capelli bianchi”, conferma Cotsarelis. Gli scienziati hanno individuato i geni che sembrano avere un impatto sull’incanutimento e che potrebbero incidere anche su calvizie, forma delle sopracciglia e foltezza della barba. Le ultime ricerche, inoltre, indicano che le persone bianche tendono a incanutire prima rispetto a quelle di origine africana o asiatica, in particolare e più precocemente se sono bionde.
Anche la canizie prematura – che secondo Cotsarelis non è stata definita in modo chiaro ma spesso è considerata tale se si verifica prima dei vent’anni nelle persone bianche, prima dei 25 anni negli asiatici e prima dei trent’anni nelle persone nere – sembra essere influenzata dai geni. Una variante genetica chiamata Irf4 è “fortemente associata a un ingrigimento precoce”, spiega Mesinkovska.
Alcune malattie ereditarie rare come la sindrome di Griscelli, una condizione che provoca problemi di pigmentazione, possono determinare la presenza di capelli bianchi fin dalla nascita.
Uomini e donne hanno la stessa probabilità di ingrigire, ma il sesso biologico può influire sull’area in cui questo avviene. Negli uomini si manifesta prima sulle basette e sulle tempie, nelle donne sulla parte anteriore della testa.
Oggi sono ancora molte le incognite su come lo stile di vita possa influenzare la canizie, ma alcuni studi hanno riscontrato che determinate carenze nutritive, come quella di ferro o vitamina B12, sono associate alla comparsa precoce dei capelli bianchi. Per avere un effetto determinante, però, queste carenze devono probabilmente essere molto pronunciate. “Non parliamo di circostanze frequenti”, sottolinea Cotsarelis. Secondo l’esperto la maggior parte delle persone non ha bisogno di integratori, ma considerando che alcune carenze di minerali sono state legate all’incanutimento prematuro è comunque bene mantenere una dieta adeguata sul piano nutrizionale.
Si ritiene che anche lo stress abbia un ruolo. “Da sempre si dice che le persone sottoposte a stress sembrano ingrigire”, dice Sarah Millar, docente del dipartimento di scienze oncologiche e di quello di dermatologia dell’università di Mount Sinai. Uno studio pubblicato nel 2020 sulla rivista Nature ha rilevato che nei topi lo stress sembrava causare una perdita di cellule staminali dei melanociti. Quando veniva attivato il sistema nervoso simpatico, conosciuto anche come “risposta di attacco o fuga”, queste cellule sembravano “proliferare, differenziarsi e allontanarsi dalla loro posizione naturale”, spiega Millar, ricercatrice esperta nel campo delle cellule staminali dei melanociti.
Lo studio “ha mostrato per la prima volta un legame diretto tra l’attivazione dei neuroni indotta dallo stress e l’incanutimento”, sottolinea Millar. In un altro studio, pubblicato nel 2021, i ricercatori della facoltà di medicina della Columbia university hanno esaminato i capelli di 14 volontari, osservando un legame tra la canizie e le settimane in cui i partecipanti avevano riferito livelli più elevati di stress. Non è chiaro, tuttavia, se ridurre lo stress possa rallentare il processo di incanutimento, e sono necessarie altre ricerche.
Astenersi dal fumo (noto per favorire l’incanutimento), dormire a sufficienza, ridurre lo stress e seguire una dieta sana possono sostenere la salute dei follicoli, oltre a migliorare il benessere in generale. “Sono ottimi consigli per combattere l’invecchiamento, e in parte possono rallentare il processo di canizie”, sostiene He. Tra le attività benefiche ci sono anche l’esercizio fisico – uno studio ha collegato l’incanutimento precoce alla sedentarietà – e la riduzione del consumo di alcolici.
Il passo successivo
Oltre a cambiare il proprio stile di vita “non c’è molto che si possa fare”, afferma Cotsarelis, se non tingersi i capelli o accettare la nuova tonalità. Ma non è detto che la situazione resti invariata. “In passato le ricerche si sono concentrate sui cambiamenti delle cellule staminali dei melanociti”, sottolinea Mayumi Ito Suzuki, docente del dipartimento di dermatologia della facoltà di medicina dell’università di New York. “Il passo successivo è la possibilità di invertire questi cambiamenti e impedire la comparsa dei capelli bianchi”.
Alcuni esperti hanno ipotizzato che le cellule staminali dei melanociti in sostanza rimangano “bloccate” nel posto sbagliato durante il processo di rigenerazione. “In teoria se le cellule staminali sane fossero preservate la canizie potrebbe essere transitoria”, spiega Ito.
In uno studio pubblicato su Nature nel 2023 il laboratorio di Ito, che studia il modo in cui i melanociti si rigenerano dalle cellule staminali, ha esplorato questa ipotesi osservando la posizione delle cellule staminali nei topi giovani e anziani. “Se durante l’invecchiamento per qualche motivo si ritrovano in una posizione diversa, rimangono dormienti e non producono melanociti”, spiega Ito. La squadra della ricercatrice sta analizzando campioni umani per verificare se il riposizionamento dei melanociti possa prevenire l’incanutimento.
Oggi esistono diversi prodotti che promettono di invertire la canizie, ma “nessuno ha un’efficacia dimostrata”, spiega He. I trattamenti topici servono a poco, perché le cellule staminali dei melanociti che producono il pigmento si trovano nella zone più profonde del follicolo pilifero. È per questo che i farmaci efficaci nell’allungare e scurire le ciglia, “non funzionano sul cuoio capelluto”, spiega Cotsarelis. “La pelle lì è troppo spessa”.
Alcune ricerche su possibili nuovi trattamenti “stanno ricevendo molta attenzione”, sottolinea Mesinkovska. Uno studio del 2023 dell’università di Miami ha rilevato che la rapamicina applicata topicamente potrebbe aiutare a ristimolare la melanina. Ma il farmaco, un immunosoppressore usato per prevenire il rigetto dopo il trapianto d’organi, non è stato approvato dalla Food and drug administration per questo impiego. “Tra l’altro è un farmaco molto forte”, avverte Millar.
Secondo Mesinkovska chi ritiene di essere colpito da una canizie precoce farebbe bene a consultare un medico. Anche se non sempre ci sono una causa e una soluzione, intervenire sulle carenze nutritive, su un disturbo della tiroide o su un’infiammazione può essere d’aiuto.
Dato che ogni nuovo ciclo del capello crea la possibilità di crescita senza pigmento, “un’intensa perdita di capelli può essere abbinata a una canizie accelerata”, aggiunge Cotsarelis. La perdita dei capelli non può essere sempre prevenuta – tra le cause più frequenti ci sono l’età, un’inclinazione ereditaria e la chemioterapia – ma l’American academy of dermatology consiglia di minimizzare la rottura dei capelli evitando i trattamenti come le permanenti, che possono danneggiarli, oltre alle pettinature che tirano il cuoio capelluto.
Già che ci siete, state lontani dalle pinzette. “Il mito secondo cui se si strappa un capello bianco ne spuntano altri non è necessariamente vero, ma non è una strategia efficace”, spiega He. “Anche perché, probabilmente, il capello che crescerà dallo stesso follicolo sarà bianco”. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1651 di Internazionale, a pagina 106. Compra questo numero | Abbonati