Quando la Bbc, nel 2019, ha annunciato un adattamento in dodici episodi di Persone normali, il romanzo del 2018 della scrittrice irlandese Sally Rooney, pluripremiato e osannato da tutti, non posso dire di aver reagito con entusiasmo. Mi ero fatta l’idea che il piacere di questa storia stesse proprio nelle caratteristiche del romanzo: nei dettagli psicologici dei personaggi e nell’ampio uso che Rooney fa del discorso indiretto libero, che ci mette a parte dei pensieri e dei sentimenti di Connell e Marianne senza filtri.
La scrittura è intima ma profondamente concreta e questa combinazione rende la lettura di Persone normali un’esperienza quasi fisica. È entusiasmante. Riesce a cogliere qualcosa dei tanti modi in cui possiamo amare una persona – esserne innamorati, amare il suo corpo, ma anche amarla in un modo che va oltre, quasi familiare – e di quanto tutto questo possa essere complesso e frustrante. Come avrebbe potuto la tv mostrare le emozioni che sono parte integrante di questa storia, riuscire a ricreare il cuore del libro, con i suoi timidi battiti?
Dalla pagina allo schermo
La risposta è che in parte lo fa. Rooney ha collaborato alla scrittura della serie con Alice Birch e Mark O’Rowe, mentre i registi Lenny Abrahamson ed Hettie Macdonald si sono divisi i dodici episodi. Paul Mescal e Daisy Edgar-Jones interpretano Connell e Marianne. Alcune parti del libro prendono vita in modo convincente, altre meno. La sceneggiatura è fedele al romanzo, riprendendone spesso i dialoghi. Il senso d’intimità è ricreato nel modo in cui i personaggi si svelano pensieri che nel romanzo tenevano per sé. Per esempio, nel libro c’è un’osservazione che Marianne fa mentre guarda Connell giocare a calcio: “A Marianne è tornato in mente quanto avrebbe voluto vederlo fare sesso con qualcuno. Non doveva per forza essere lei, poteva essere chiunque. Sarebbe stato fantastico anche solo guardarlo”. Nella serie il pensiero diventa qualcosa che lei gli dice esplicitamente.
Nel quinto episodio c’è una lunga scena in cui Marianne e Connell parlano del loro passato: ancora una volta gli sceneggiatori trasformano quelli che nel romanzo sono pensieri dei personaggi in un dialogo esplicito, il genere di conversazione profonda che possiamo avere con chi ci è vicino. La conversazione rafforza il loro legame mettendo in scena alcune righe del libro: “Quando parla con Marianne ha una sensazione di riservatezza condivisa. Di sé potrebbe raccontarle tutto, perfino le cose più strane, e lei non andrebbe mai a spifferarlo, questo lo sa. Essere solo con lei è come aprire una porta e chiudersi alle spalle la vita normale”. Le parole acquistano colore a beneficio degli spettatori, ma questo modifica anche radicalmente il modo in cui si articola il rapporto.
Più o meno all’inizio del romanzo, Connell pensa alla sua relazione con Marianne: “Per qualche secondo lui non dice niente, e la riservatezza che condividono è ferrea, lo sollecita con una pressione quasi fisica sulla faccia e sul corpo”. Questo è per dire che una parte così rilevante di quello che accade tra Marianne e Connell fin dall’inizio della loro amicizia viene taciuto da entrambi. Nel libro questi sentimenti sono descritti in modo chiaro da Rooney. In tv il piacere non viene meno – i primi episodi hanno lo stesso slancio del romanzo – ma il modo asciutto con cui la loro storia è raccontata un po’ svanisce, sostituito dalle necessarie convenzioni narrative e dai limiti imposti dalla scrittura televisiva. Come le ballate pop al termine degli episodi e, in un paio di occasioni, le irrealistiche scene da locale notturno che sono il marchio di fabbrica di qualsiasi sceneggiato contemporaneo della Bbc.
Queste concessioni sono inevitabili. Ma nel caso di Normal people _critiche del genere saranno più numerose rispetto a quanto accade per la maggior parte degli adattamenti televisivi di romanzi, e questo perché _Persone normali è molto popolare. Tuttavia i motivi per amare la serie sono tanti. Era da moltissimo tempo che non mi godevo così tanto un dramma romantico e soprattutto la prima metà della serie descrive meravigliosamente il nascere di un’infatuazione adolescenziale di quelle che non ti fanno dormire. Le scelte di Abrahamson creano un palese senso di vicinanza nelle scene in cui Marianne e Connell sono insieme (e c’era da aspettarselo dal regista del pluripremiato Room, del 2015, che racconta la storia di una donna e suo figlio tenuti prigionieri in una sola stanza). Il respiro e gli altri rumori ambientali sono molto forti. In effetti molti episodi cominciano con una sorta di suono diegetico – come il traffico o un movimento del corpo – che si sente prima ancora di vedere l’immagine apparire sullo schermo, inglobando immediatamente lo spettatore nell’azione. Le scene di sesso, fondamentali per il successo del libro, sono languide e caratterizzate da un montaggio lento.
Carte vincenti
È questa fisicità che eleva l’adattamento di Persone normali e al tempo stesso lo connette al romanzo. Lo fa andare oltre le più diffuse storie d’amore per ragazzini a cui viene genericamente affiancato per il suo argomento (e con questo non vogliamo affatto denigrare il genere, che annovera alcuni autentici capolavori: Normal people _strizza l’occhio a _The O.C. grazie all’uso di Hide and seek di Imogen Heap, canzone che rimarrà per sempre legata a quella serie), nel tentativo di offrire qualcosa di nuovo.
Nei suoi momenti migliori Persone normali ci riesce, soprattutto grazie ai suoi accenni di realismo. Il ritratto vulnerabile che Mescal fa della malattia mentale di Connell ci viene trasmesso con forza, con la macchina da presa ferma su di lui che spiega nel dettaglio la sua depressione a una psicologa, presentando la sua condizione con parole che non sentiamo spesso in tv. C’è l’atmosfera pesante e minacciosa della casa di Marianne (chiunque abbia sperimentato violenze o maltrattamenti in casa riconoscerà quel clima vacillante, il costante dolore sordo dell’atmosfera che si respira nella residenza degli Sheridan) paragonata all’espansivo calore dei Connell, e l’erotismo cinematografico di alcune scene di sesso è bilanciato dalla grande semplicità di altre.
Una carta vincente di Persone normali è il fatto che Connell e Marianne non sono persone normali, sono per molti aspetti eccezionali. Questo può essere a volte un aspetto frustrante del romanzo, ma in tv non sembra preoccupare più di tanto: quando guardiamo la tv lo facciamo in parte per vedere persone speciali che fanno cose speciali. La cosa più convincente dell’adattamento, però, è il legame che Mescal ed Edgar-Jones riescono a creare, che rappresenta anche l’aspetto più universale di questa storia. Tutti amiamo qualcuno, tutti abbiamo dovuto prendere decisioni difficili sull’amore. Normal people, con il romanzo che ne è il cuore, esplora e amplia le possibilità di esprimere quelle sensazioni attraverso la tv. ◆ gim
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Questo articolo è uscito sul numero 1357 di Internazionale, a pagina 73. Compra questo numero | Abbonati